18 luglio 2019

Dove stiamo andando?

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Alberta Bellussi | commenti |

futuro

Dove stiamo andando?

Spesso scrivo per dare forma ai miei ragionamenti e per metterli in ordine.

Lo faccio anche per dar loro un senso logico che altrimenti non potrebbero avere, perché si accatasterebbero uno sopra l’altro.

E i fatti degli ultimi tempi mi stanno dando molto materiale su cui riflettere e spesso,  boh, sono smarrita o mi innervosisco: in che mondo siamo, dove stiamo andando? Politica, società, cultura, terrorismo, sbarchi, ambiente ...

Sembra  di vivere una realtà rovesciata dove quello che ci sembrava un modo normale di agire e di buonsenso è diventato una cosa anomala.

Se solo pensiamo che il primo strumento democratico che abbiamo a disposizione cioè la possibilità di votare è stato accantonato per ben quattro volte, facendo passare per normale l’imposizione di una successione di Governi che non sono espressione di nessuna volontà popolare ma ci è stata passata come normalità.

E poi accade che aumenta proporzionalmente a questi eventi una fetta di elettorato in grande crescita, quelli che non votano per qualcuno o qualcosa, ma contro qualcuno o qualcosa. Contro la casta, contro i privilegi, contro un partito, contro una visione del mondo, contro delle politiche applicate dal governo, contro l’idea dominante di società. La vera questione è che le persone vogliono risposte alle loro istanze, vogliono sapere cosa farà la politica per far diminuire la povertà delle persone, cosa faranno per migliorare i servizi, per la scuola, la sanità, per il lavoro.  Sono irritati dalla malapolitica. L’esasperazione nasce da qui: dal constatare che il proprio stipendio ha sempre meno potere d’acquisto; che è sempre più difficile trovare un lavoro nel caso lo si dovesse perdere; che l’ascensore sociale non solo è bloccato ma è ormai fuori uso da decenni; che i servizi sono sempre di meno e di scarsa qualità.

E poi scelte che ci sono state imposte come capaci di portarci verso un futuro migliore: euro, Europa…hanno perso il valore fondante ... si sono rivelate fragili e spesso un’arma a doppio taglio negativa.

E poi le emergenze ambientali e le catastrofi gestite come i peggiori film surrealisti. Cittadini lasciati abbandonati a sè stessi dentro quello stato che li dovrebbe proteggere.

Sbarchi continui di migranti senza una pianificazione e un progetto di vita futuro.

Se mi metto seduta al di fuori di queste riflessioni e le guardo mi accorgo che di comune hanno la gestione senza buon senso, senza una programmazione, senza un filo conduttore serio, senza l’obiettivo primo che è il benessere dei cittadini.

Penso che  il compito autentico della democrazia sia quello di investire tempo e denaro a formar i cittadini di domani. Prima di istruire le persone rendendole edotte su qualsiasi tipo di argomento, si dovrebbe fornire loro gli strumenti per sviluppare un proprio senso critico, quello che dovrebbe rendere le persone capaci di discernere fra una notizia vera e una menzogna, di scegliere e avere una propria posizione nella vita. Anche se nella Riforma della Buona Scuola si parla di cittadinanza attiva e molte altre belle cose, alla fine la scuola  per mancanza di tempo e fondi dedica davvero un tempo esiguo all’educazione civica,  a studiare la Costituzione, a veicolare i diritti e doveri di ogni persona, l’impianto generale dello Stato e via discorrendo.

Che la soluzione a questa deriva sia un ritorno alle ideologie?

Che basti che la destra torni a fare la destra e che la sinistra torni a fare la sinistra mah? Mah tirar fuori dal cilindro le ideologie del passato sarebbe svilente e inutile in un mondo totalmente cambiato. Un coraggioso reset, uno slancio filosofico e morale, una ripartenza che dovrebbe puntare alla nascita di nuove visioni, di nuovi concetti politici che ascoltano il mondo cambiato. 

Ma, ahimè, è ancora pura utopia.



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