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12 dicembre 2017

Lavoro

Mozzarella, 10 cose da sapere prima di comprarla.

Alimenti

AdnKronos | commenti |

Bari, 12 ott. (Adnkronos/Labitalia) - Dieci cose da sapere prima di comprare la mozzarella. A rivelarle è il 'Manifesto' illustrato oggi, in Agrilevante, in occasione della conferenza stampa di presentazione di 'Latte 4.0 - Istruzioni per il futuro', evento organizzato da Slow Food Murge e assessorato regionale alle Risorse agroalimentari della Puglia per martedì 18 ottobre, a Valenzano (Bari). Il 'Manifesto della Mozzarella: le 10 cose da sapere prima di comprarla', curato da Michele Faccia, docente associato di Tecnologia lattiero-casearia presso Uniba, vuole essere un esempio di comunicazione semplice e diretta al consumatore di uno dei prodotti simbolo a base di latte. Ecco, quindi, cosa prevede punto per punto.

1. Che significa caseificio artigianale? Dipende dalla dimensione aziendale? Non c’entra nulla, pure il piccolo caseificio può usare tecniche industriali o una cagliata pronta.

2. Trattamento termico: resta una scelta aziendale se fare il formaggio da latte crudo o pastorizzato. Le mozzarelle si fanno solo da latte crudo. Nella tradizione la pastorizzazione non esisteva, è arrivata negli anni ’50-’60. Una conquista per la sicurezza alimentare. Per la tipicità e l’unicità del gusto è senz’altro un appiattimento.

3. E il caglio? E’ poco influente per i formaggi freschi, perché serve solo a coagulare.

4. Occhio all’ingrediente nascosto, che fa la differenza. Non solo la mozzarella ma tutti i formaggi a pasta filata si ottengono con l’acidificazione. Se è industriale si fa per via chimica. Se è artigianale, e avviene in pochissimi casi, c’è la fermentazione.

5. Quella chimica avviene con un prodotto consentito, a base di acido citrico. Il vantaggio per il produttore è che questa acidificazione rende il prodotto immediatamente pronto per la vendita. Quello con fermentazione è laborioso e dura fino a 4 ore (è il cosiddetto siero innesto naturale). L’etichetta ci aiuta? No, la legge prevede solo l’indicazione della provenienza del latte (italiano, Ue ed extra Ue che non significa qualità assoluta).

6. Cerchiamo quello che la legge non obbliga ad indicare: l’uso di cagliata conservata o importata non è disciplinato. Può essere cagliata conservata e non fresca. Non è obbligatorio indicare l’acidificante ma molti lo indicano, per esempio E330 è il codice che equivale all’acido citrico (comunque non tossico).

7. La differenza, fra mozzarella a lavorazione industriale e artigianale, viene da circa 4 ore di manodopera in più. Chi la produce, pochissimi, la vende a un costo del 10-15% in più.

8. Perché la mozzarella con lavorazione industriale non è più un alimento leggero e digeribile? Cercate e assaggiate quella artigianale (vera) fatta con fermentazione: quella manciata di ore in più le conferiscono l’80% di lattosio in meno e maggiore digeribilità.

9. Chiediamo se il latte viene da vacche cresciute al pascolo o chiuse in stalla. Vi sembra strano? No, visto che con le uova di gallina abbiamo già imparato la differenza fra allevamento a terra o in batteria.

10. Quanti litri di latte ci vogliono per fare 1 kg di mozzarella? Servono 7-8 litri di latte, e allora chiediamoci come sia possibile vendere una (vera) mozzarella da latte fresco a 4.50 al kg.

 



AdnKronos

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