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18 agosto 2018

Cronaca

#magrezzaèbellezza? Su Instagram spopolano i profili che promuovono l’anoressia

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Condividere foto, commentare, seguire chi ci piace sono attività ormai familiari a tutti e che influiscono sulle nostre vite in modo non più trascurabile. In Italia trascorriamo in media 2 ore al giorno sui social e dobbiamo renderci conto che questi, soprattutto Instagram, possono essere anche veicolo di problematiche gravi, quali i disturbi alimentari come ad esempio l’anoressia.

 

Sono numerosissimi ad esempio i post con l’hashtag #eatclean, che mostrano piccole porzioni di cibo, solitamente verdurine coloratissime, impiattate accuratamente e pubblicate. La tendenza ossessivo-compulsiva verso il “cibo pulito”, conosciuta come ortoressia nervosa (ON), può però degenerare negli stessi comportamenti restrittivi e autopunitivi che caratterizzano l’anoressia. Sono poi altrettanto diffuse le immagini e le intere pagine dedicate al fitness: foto del “prima e del dopo” il dimagrimento, donne e uomini muscolosi che fanno attività fisica, accompagnati dall’hashtag #fitspiration o #bodycheck. Dal #fitspiration e l’ #eatclean, è facie passare a #wannabeskinny, fino a scovare post e pagine intere dove #anorexia si trova in ogni didascalia delle foto di ragazze dai corpi scheletrici

 

 Ad oggi l’hashtag #anathinspo (anoressia e magrezza) abita più di 18mila post di Instagram. Sono soprattutto ragazze che soffrono di disturbi alimentari e trovano la loro motivazione per continuare a dimagrire attraverso immagini di altre teenager cercate sul social con le clavicole a vista e la pelle pallida che vela le costole. Le foto vengono poi nuovamente condivise dalle ragazze che desiderano avere un corpo simile. Alcune scrivono di essere soddisfatte del loro #thighgap (distanza tra le cosce), altre annunciano di essere state ricoverate in ospedale. “Andrò ad una festa adesso. Ho intenzione di mangiare il meno possibile” scrive Jenny (nome di fantasia), sotto il post che ritrae il corpo di una ragazza magrissima che si copre il volto. Sul suo profilo scrive che inizialmente pesava 54 kg ed ora è riuscita ad arrivare a 42kg. “Non mangerò fino a quando mia mamma non mi porterà il cibo, così avrò digiunato per 21 ore”, è possibile leggere sotto il post di un altro profilo.

Un'altra immagine mostra quante calorie ha assunto una ragazza nel corso della giornata: sono 396. “Voglio solo avere amici che mi aiutino a perdere peso! Motivatemi. Ogni like corrisponde ad un’ora di digiuno.” Così si legge sul profilo thingirlsquaddds (squadra di ragazze magre). Le ragazze sono molto giovani: in ciò che scrivono è semplice trovare riferimenti alla vita scolastica.

 

Il bombardamento di impulsi in merito alla forma fisica riguarda tutta la nostra società e naturalmente coinvolge i media tradizionali. Ma il fenomeno viene forse amplificato sui social, perché sono gli stessi utenti a proporre dei modelli che gli altri desiderano seguire. Non è più solo la top-model a costituire un esempio, ma anche le studentesse che diffondono la propria immagine suscitando un senso di inadeguatezza in chi non rientra in determinati parametri. La questione non è un problema da poco, e Instagram ha provato a censurare tutti gli hashtag che promuovono i disturbi alimentari, ma il fenomeno non è facilmente controllabile. Infatti esistono numerosissimi altri hashtag con lo stesso significato di quelli censurati che possono raggiungere qualsiasi utente, colpendolo e esponendolo ad un rischio.

 

Far sì che il problema non si diffonda è una missione non da poco, ma fortunatamente su Instagram sono numerosi anche i profili che promuovono l’accettazione di sé e del proprio corpo. Alcune modelle portano avanti campagne dedicate alla lotta contro il body shaming (giudizi negativi indirizzati al corpo di qualcuno). Altre ragazze comuni hanno invece deciso di rendere pubblico il loro percorso di guarigione dall’anoressia e cercano di dare forza e incoraggiare tutte le ragazze fragili che sono ancora nel tunnel della malattia.

Gli ideali di bellezza purtroppo nella nostra società sono ancora molto rigidi e ben radicati e il mondo dei social ne è affetto tanto quanto (o di più) i media tradizionali.

Sara Saccon

 

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