22 novembre 2019

Lavoro

Made in Italy: cabina per fototessere italiana seduce la Russia.

AdnKronos | commenti |

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Roma, 17 set. (Labitalia) - Il made in Italy protagonista in Russia, alla 'Ural Industrial Biennal of Contemporary Art 2019', a Ekaterinburg fino al 1° dicembre. Tra le molte installazioni in mostra, infatti,, il maggior successo di pubblico è stato per la cabina per fototessere Dedem, oggetto d’uso tutto italiano, consacrato dall’artista modenese Franco Vaccari negli anni ’70. “Guardarsi in faccia da fuori seduce sempre, ha qualcosa di psicanalitico. Non so se sono effettivamente l’inventore dei selfie, ma la cabina che fotografa il passaggio delle persone in tempo reale, a quasi 50 anni da quel ’72 in cui la proposi a Venezia, è molto rievocata e attuale ancora oggi, in piena era di autoscatto. Andy Warhol nelle sue opere interviene, collocandole così in un tempo preciso. Io nell’Esposizione in tempo reale mi faccio da parte. L’autore sparisce, l’opera si fa da sé. Questo le dà una specie di attualità permanente, una sorta di immortalità”, commenta Vaccari.

Ispirandosi alla sua performance presentata alla Biennale di Venezia del 1972 per raccontare il volto degli italiani, la curatrice Xiaoyu Weng - che da Shanghai si è fatta apprezzare fino agli Usa, divenendo curatrice associata del Guggenheim di New York - ha voluto proprio la cabina per fototessere tra i progetti artistici principali di questa quinta edizione di Biennale di arte contemporanea degli Urali, dedicata all’immortalità. “Il fascino artistico senza tempo della cabina per fototessere - spiega Xiaoyu Weng - sta soprattutto nel fatto di essere a disposizione della gente, senza bisogno di mediazioni, e di produrre a ogni utilizzo qualcosa di diverso e unico, pur restando sempre lo stesso identico oggetto. E in un’era digitale profondamente liquida, la fototessera, questo quadratino di foto stampata, regala al nostro volto e a quello delle persone che amiamo, una forma di immortalità”.

‘Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio’. Questa volta l’invito, che troneggia in grandi caratteri sulla parete bianca dietro alla cabina, è in cirillico, ma molti lustri dopo e in una regione del mondo tanto distante geograficamente e culturalmente produce lo stesso effetto. Fin dalla prima giornata il muro dietro alla macchina fotografica si è riempito di volti, facce formato fototessera che da qui ai prossimi due mesi e mezzo di esposizione racconteranno, una accanto all’altra, un evento, ma anche un momento storico e sociale. Un grande selfie corale che certifica come l’umanità non si stanchi mai di contemplare se stessa, cercando una forma di riscatto alla sua natura mortale.

 



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