19 agosto 2019

Montebelluna

Lui le manda foto hot, lei lo ricatta: perde migliaia di euro e deve vendere il bar

Vittima di estorsione un uomo di Montebelluna

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carabinieri

MONTEBELLUNA – Invia foto hot ad una donna conosciuta in rete, viene ricattato e ci rimette parecchie migliaia di euro. La vittima è un barista 49enne di Montebelluna. A febbraio del 2016, è entrato in contatto tramite la chat di Facebook con una giovane donna residente in Liguria, con la quale, dopo le prime conversazioni, è entrato in confidenza al punto che hanno iniziato a scambiarsi delle fotografie intime ed a sfondo sessuale.

Trascorsa qualche settimana, la donna, sempre via chat gli ha rivelato il fatto che era una minorenne, riuscendo ad estorcergli 6mila euro in cambio del suo silenzio in merito allo scambio delle fotografie; il 49enne ha pagato la cifra convenuta, in varie rate, tramite paysafecard.

 

Qualche giorno dopo ha raccontato l’episodio ad un’altra amica di Facebook, da lui conosciuta come “Laura”, anche lei residente in Liguria, la quale si è resa disponibile ad aiutarlo presentandogli un hacker che, da remoto, avrebbe ripulito dalle foto e dai dati compromettenti sia il suo computer che quello della fantomatica minorenne. Il giorno successivo all’operazione “di pulizia” effettuata dall’hacker, il 49enne è stato nuovamente contattato dalla minorenne che gli ha chiesto altri 4mila euro poiché si era accorta di un tentativo di intrusione sul suo computer, che riconduceva a lui. Impaurito per la nuova richiesta di denaro, ha contattato l’hacker e gli ha spiegato l’accaduto e questi si è reso disponibile a raggiungerlo a Montebelluna per prendere in consegna la somma, che avrebbe consegnato personalmente alla minorenne, per mettere fine alla vicenda. Il tutto dietro un compenso di 2mila euro. Il barista ha accettato l’offerta, si è incontrato con l’hacker e gli ha consegnato 6mila euro.

 

Dopo qualche mese, nell’autunno del 2016, l’hacker ha contattato il barista e gli ha chiesto la somma di 10mila euro, poiché si trovava in difficoltà economiche per il pagamento di spese legali conseguenti ad un arresto che asseriva di avere subito in Venezuela. Al tentativo di resistenza da parte del 49enne, l’hacker lo ha minacciato di denunciarlo, facendogli presente che dopo aver “ripulito” il suo computer, aveva salvato tutto il materiale pedopornografico su una chiavetta usb. Decisamente impaurito per tale eventualità e dietro continue pressioni da parte dell’hacker, il barista, nel periodo compreso tra settembre 2016 e settembre 2017, gli ha corrisposto, in varie tranche da 500 fino mille euro e sempre tramite paysafecard, un totale di circa 25mila euro. Per far fronte a tali ingenti richieste di denaro, il barista si è visto costretto a cedere la sua attività.

 

Agli inizi del mese di ottobre 2017, a fronte di un’ulteriore richiesta di 6mila euro pervenutagli da un sedicente appartenente alla polizia postale che lo ricattava rappresentandogli di essere in possesso di una chiavetta usb contenente materiale pedopornografico per lui compromettente, che avrebbe trasmesso all’autorità giudiziaria se non avesse pagato la somma richiesta, il 49enne finalmente si deciso a sporgere denuncia ai carabinieri di Montebelluna.

 

Sono scattate le indagini, che hanno consentito di identificare una 25enne residente a Ventimiglia, per la fantomatica minorenne e per la famosa “Laura” che aveva messo in contatto il barista con l’hacker, a sua volta identificato per il suo convivente di 36 anni. Entrambi sono noti alle forze dell’ordine per reati contro la persona ed il patrimonio, nonché in materia di armi e sostanze stupefacenti. L’attività investigativa ha consentito di accertare che tutti i pagamenti effettuati tramite paysafecard erano stati riscossi dalla coppia. Inoltre è stato acclarato che la telefonata effettuata dal sedicente agente della polizia postale, era stata effettuata proprio dall’utenza telefonica del 36enne.

 

L’esito delle indagini è stato refertato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, con una denuncia per estorsione in concorso. Venerdì scorso i carabinieri della Compagnia di Ventimiglia, su delega dell’autorità giudiziaria, hanno eseguito la misura cautelare sottoponendo la coppia agli arresti domiciliari.

 

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