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25 giugno 2019

Politica

E' lite

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Si litiga ancora all'interno della maggioranza. Stavolta a finire al centro dello scontro sono i rapporti tra Pd e M5S e lo scenario di un'eventuale intesa tra le due forze politiche. "Inizio a notare troppi accoppiamenti tra Pd e 5 stelle, troppa sintonia - dice Matteo Salvini -. Dicono no all'autonomia, no alla flat tax, no al nuovo decreto sicurezza. Mi spieghi qualcuno se vuole andare d'accordo con il Pd o con gli italiani e la Lega, rispettando il patto". "C'è una Europa da cambiare e noi la vogliamo cambiare in alternativa alla sinistra, in totale alternativa alla sinistra. Spero che i 5 stelle non abbiano cambiato idea" auspica il leader della Lega.

Immediata la replica di Luigi Di Maio: "Non c'è un capo politico in Italia che abbia attaccato il Pd più di me. E' ancora più subdolo, è ancora il Pd dei renziani con Zingaretti davanti" spiega il capo grillino durante la registrazione della puntata di Matrix.

Già in mattinata, Di Maio aveva ribadito che "fa sorridere" chi parla di alleanza tra Pd e M5S, "sono quello che ha attaccato di più il Pd nelle ultime settimane". Il Pd, aveva osservato Di Maio, "è un partito ancora più subdolo, perché ha cambiato volto ma fa pratiche ancor peggiori del Partito democratico precedente. Assistere ad un'alleanza alla luce del sole tra Miccichè e il Pd in Sicilia, che governano da ieri Gela insieme, un comune importantissimo della Sicilia, significa essere venuti allo scoperto e non ci meraviglia: hanno gli stessi atteggiamenti, hanno le stesse pratiche, sia Forza Italia che il Pd sono i partiti principalmente coinvolti negli scandali di corruzione di questi giorni, sono quei due partiti che gli italiani hanno mandato all'opposizione e che noi non vogliamo far tornare al governo".

Ma a finire nel battibecco è anche il dossier sull'autonomia . "Sto chiedendo un vertice da un mese - ha detto Di Maio - ma Salvini non vuole fare il vertice di governo" e per questo "i dossier procedono a rilento". Dopo il caso Siri, il leader del Carroccio "l'ha presa sul personale" ha affermato ancora Di Maio, secondo il quale il leader leghista "semplicemente non vuole fare il vertice di governo. Noi dobbiamo fare l'autonomia, il salario minimo orario, la flat tax, la norma sulla sanità, la legge che taglia gli stipendi ai parlamentari, la legge sul conflitto di interessi - ha spiegato ancora - ma serve un vertice di governo, abbiamo sempre lavorato così".

"L'ho chiesto al presidente del Consiglio, l'ho chiesto al segretario della Lega, io sono disponibile - ha proseguito Di Maio - ma se non si fanno i vertici di governo per dirimere i nodi come abbiamo sempre fatto, non si può procedere. Se oggi si va a rilento su alcuni dossier, la Lega non deve chiedere a noi, forse deve chiedere a se stessa perché non si riuniscono più i vertici di governo. Perché sono offesi per il caso Siri? Io lo rifarei altre 100 volte quello che ho fatto su Siri". Quindi l'affondo: "Questa del M5S non è una svolta a sinistra, né a destra. Non riconosco più la Lega dei primi 6 mesi".

Lo scontro travolge anche l'approvazione dell'emendamento M5S al decreto per la sanità in Calabria: "Vengo a sapere che nella maggioranza qualcuno sta bloccando l'approvazione del nostro emendamento - attacca Di Maio in una nota - emendamento che punta a togliere dalle mani dei partiti le nomine dei direttori generali nella sanità pubblica e che è nel contratto di governo. Se così fosse sarebbe molto grave. Sarebbe un no al merito, alla trasparenza, un no ai cittadini, un no pesante perché arriverebbe dopo lo scandalo che ha coinvolto il Pd in Umbria''.

 

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