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24 maggio 2019

Leica parla... tarzese

Categoria: Fotografia -

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Andrea Armellin | commenti |

Leica da ieri parla anche un po'... tarzese.

Cristina Collodel, classe 1970, di Corbanese, frazione di Tarzo, comune dell'alto trevigiano, ieri a Milano è stata premiata al concorso Leica Talent come miglior fotografa italiana per la categoria fotoamatori. L'ha spuntata fra 120 fotografi che come lei hanno superato le agguerrite selezioni iniziali, per poi ridursi ulteriormente a 12.

Per convincere la giuria, Cristina ha messo in campo un progetto su un rito tutto italiano, quello della pausa-caffè. Giuria che è rimasta positivamente impressionata "per la capacità di costruire un racconto accattivante e perfettamente coerente con il tema assegnato, pur incentrandosi su un momento assolutamente banale e semplice della vita quotidiana. Il tutto con un taglio interessante, un buon trattamento del bianconero, e una corretta ricerca sul territorio".

 

Cristina, come ci si sente ad essere scelti da un marchio che ha fatto la storia della fotografia?

Al settimo cielo! Anche se non me ne rendo ancora ben conto... certe volte mi sembra che il concorso non sia ancora finito, e poi penso..."cavolo si è finito e ho vinto io!"

 

Cosa significa per te questo premio?

Innanzitutto una grande soddisfazione personale, una grossa spinta ad andare avanti con più fiducia in me stessa e poi grande visibilità.

 

Era il tuo primo concorso?

Partecipai ad un concorso fotografico organizzato da un foto club molti anni fa, ma non ricevetti nessun riconoscimento. Al concorso di Leica ho partecipato anche l'anno scorso, ma non ero rientrata nemmeno nella prima selezione, c'è da dire però che era il primo anno che lo facevano e le selezioni venivano fatte dal pubblico di Facebook con i "like", ovviamente più amici avevi e più consensi prendevi, mentre quest'anno (giustamente) i primi 120 fotografi sono stati selezionati dal Team Leica.

 

Quand’è che hai pensato che avresti potuto vincere per davvero?

Mah... avevo dei momenti in cui mi sentivo che ce l'avrei fatta e altri in cui pensavo proprio di no.... ero molto soddisfatta del tema scelto, sapevo di aver centrato il bersaglio, le foto però non mi convincevano. Temevo che i giudici si sarebbero concentrati più sul tema del caffè che non sulla pausa, mentre il mio intento era mostrare le persone che contribuiscono a rendere bella l'Italia con il loro lavoro quotidiano, riprese in un momento che ci distingue dal resto del mondo, la pausa caffè. Il bello dell'Italia è il suo popolo, che non è fatto solo di imbroglioni e ladri, ma anche di persone oneste che ogni giorno si danno da fare per migliorarlo.

 

Cosa pensi dei concorsi fotografici?

Penso che siano una bella cosa se fatti con la coscienza che i gusti sono soggettivi. Ho visto fotografi prendersi troppo sul serio e criticare le scelte della giuria. Quando partecipi ad un concorso devi farlo con umiltà e senza pretese, non è detto che la tua foto rispecchi i gusti della giuria, magari in un concorso piace e in un altro no, ad ogni modo se accetti di partecipare devi accettare le regole del gioco e il giudizio è insindacabile.

 

Qualche consiglio per affrontarli al meglio?

Come ho detto prima, partecipate ai concorsi con la massima serenità, senza alcuna pretesa, fatelo puramente come un'esercitazione, le critiche alle vostre fotografie, se ovviamente non sono fatte in maniera volgare e offensiva, servono solo a farvi crescere e non scoraggiatevi se non vincete, domani è un'altro giorno, chissà....

 

Ti occupi di fotografia anche per lavoro?

Lavoro per un'azienda che si occupa di fotografia, ma io faccio la parte grafica di impaginazione dei libri.

 

Credi che questo premio cambierà in qualche modo il ruolo della fotografia nella tua vita?

Lo spero.

 

A vedere le tue foto sembra che la street photography e il reportage siano i tuoi generi prediletti. Punti a trasformarli in un’attività professionale?

Mi piacerebbe tantissimo fare del reportage un lavoro professionale, se qualcuno me lo proponesse, eccomi sono qui!

 

La scelta del bianco e nero, sia per il progetto di Leica, sia per molte altre tue fotografie, può risultare strana a datata nell’era Instagram. Credi che questa scelta abbia delle carte in più rispetto al colore?

Molti credono che sia più facile fotografare in bianco e nero, rispetto al colore, in realtà sono solo due approcci diversi. Io provengo dall'analogica ed ero abituata a stamparmi le foto in camera oscura, per questo prediligo il bianco e nero.

Amo anche il colore che però deve essere un colore speciale, vivace, dai forti contrasti, saturo, con zone di ombra e leggermente sottoesposto, oppure dai toni caldi del tramonto, ma se non ho queste condizioni di luce allora preferisco il bianco e nero.

 

Hai fatto parte di un gruppo fotografico, Mignon, basato nel padovano. Ma fai anche parte di un gruppo di fotografi in Facebook. Quali sono stati i ruoli e l’importanza di queste esperienze?

Il gruppo Mignon è sicuramente quello che mi ha formato nella fotografia di strada, grazie a loro mi sono addentrata in questo genere fotografico, che ho sempre amato tanto, ma che ho sempre faticato a fare.

Ci vogliono anni di prove per riuscire a fotografare le persone senza il timore di essere scoperti. Ora sono admin in un gruppo fotografico in Facebook, "Just black and white essence of photography", che si dedica per l'appunto alla condivisione di fotografie solo in bianco e nero.

Ogni giorno ci arrivano centinaia di fotografie da vari autori di tutto il mondo e a fine giornata scegliamo le migliori. Questo gruppo è stato fondamentale per la mia crescita e per imparare ad osservare attentamente le fotografie.

 

Quali sono a tuo parere le differenze fra le due tipologie di gruppo, “reale” e “digitale”?

Direi che sostanzialmente non c'è differenza tra un gruppo "reale" e uno "digitale", in tutti e due ci si scambia opinioni in merito alla fotografia, credo che quello virtuale ha in più il pregio di avere la possibilità di metterti a confronto con fotografi di tutto il mondo, quindi anche con visioni diverse dalle nostre, inoltre ha il vantaggio di essere più rapido e puoi collegarti in diversi momenti del giorno, non sei costretto ad aspettare l'incontro settimanale del foto club!

 

Che attrezzatura utilizzi?

Essendo prevalentemente dedita alla street photography e al reportage di viaggi, uso una lumix G3 con obiettivi intercambiabili. Macchina leggera e flessibile. Le mie ottiche preferite il 35 o il 50 mm, mi piace entrare nella scena. Da ieri però ho la mia nuova Leica X2 perfetta per il mio genere fotografico.

 

L’ultimo libro fotografico che hai acquistato?

Elliott Erwitt acquistato alla sua personale a Venezia.

 

Due nomi della fotografia (internazionale e italiano) che ti hanno influenzato.

Più che avermi influenzato direi interessato e fatto amare la fotografia, Andrè Kertèsz e Gianni Berengo Gardin (qui una recensione della sua mostra ora a Venezia), ma ce ne sono molti altri: Sebastiao Salgado, Walker Evans, Chien-Chi Chang, Dorothea Lange, Elliott Erwitt, Marilyn Silverstone; per il colore direi Gueorgui Pinkhassov e tra gli italiani: Ferdinando Scianna e Gabriele Basilico, scomparso poco tempo fa.

 

Per chiudere… qual’è stata la prima foto con la tua nuova e fiammante Leica?

La foto all'evento Leica, appena presa la macchina!

 

Chi è Cristina Collodel? Cristina Collodel nasce a Corbanese (TV) nel 1970. Inizia a fotografare nel 1996 acquistando la sua prima reflex manuale e si iscrive ad un corso di fotografia in bianco e nero e camera oscura. Foto ricordo di viaggi in giro per il mondo si accompagnano ad una ricerca più approfondita del paesaggio e dell’elemento grafico. Nel 2000 si trasferisce a Padova e nel 2006 consegue il Diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia. Nello stesso anno, l’incontro con i fotografi del gruppo Mignon di Padova. Due anni dopo la sua prima mostra dedicata alle "panchine". Nel 2011 passa al digitale e nel Novembre 2012 partecipa ad una collettiva di fotografia del gruppo "Frame" a Padova.



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