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21 ottobre 2018

Cronaca

"Io, cartomante a 7 cent al minuto in un call center"

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"Non ho mai preso in giro nessuno, ho semplicemente letto le carte dicendo con molto tatto quello che riuscivo a decifrare. Quello che ho capito è che in realtà la gente aveva solo bisogno di parlare con qualcuno. Anche coloro che si mostravano sicuri, in realtà, cercavano nelle carte certezze sul lavoro, sulla salute e soprattutto sull’amore". E' quello che ha raccontato alla Cgil una delle donne (Alessandra il suo nome di fantasia) che ha lavorato per oltre un anno come cartomante in un call center di Taranto come raccontato dal Sindacato Lavoratori della Conoscenza (Slc) il 9 luglio scorso. Ha deciso di rivolgersi al sindacato per raccontare una storia di solitudine e di sfruttamento.

 

L'INIZIO - Tutto è cominciato a dicembre 2016 quando Alessandra ha trovato un annuncio su internet e ha inviato la sua candidatura. "Sono stata contattata telefonicamente - ha raccontato alla Cgil - e mi è stato spiegato che avrei guadagnato 7 centesimi per ogni minuto di conversazione. Non mi è stato neppure chiesto che tipo di conoscenza avessi della cartomanzia. Inizialmente lavoravo sei ore al giorno, poi siccome i clienti chiedevano di parlare con me ho iniziato a lavorare anche otto ore al giorno. Si lavorava sei giorni alla settimana e ogni mese dovevo garantire due domeniche". 400 EURO - Un vero e proprio impiegato full time, ma non nella retribuzione. "Per ottenere il pagamento mensile - ha spiegato la telefonista - era un’odissea ogni volta: dopo i primi mesi in cui ricevevo una ricarica postepay mediamente di quasi 400 euro, il referente con cui mi interfacciavo ha cominciato ad accampare scuse per spiegare le mensilità che saltavano. A volte sosteneva che i committenti non avevano pagato, altre volte che c’erano controversie giudiziarie". 2 MINUTI - Le ricariche postepay arrivavano a singhiozzo: alcuni mesi sì, altri no. Nel regolamento della cooperativa sociale per la quale ha svolto il suo lavoro era previsto addirittura che, se la chiamata avesse avuto una durata inferiore a 2 minuti, non le sarebbe stato riconosciuto alcun compenso: "Era incredibile - ha detto - se la telefonata durava 1 minuto e 59 secondi non mi veniva riconosciuto il pagamento e quindi dovevi fare in modo che le telefonate durassero il più possibile".

 

CHI CHIAMAVA - Alessandra ha riferito che chiamavano persone di età compresa tra i 35 e 60 anni e nelle carte cercavano risposte sul futuro. ''Chiedevano di lavoro, salute ma soprattutto dell'amore. C'erano alcuni che volevano sapere cosa pensava il loro partner, se una relazione fosse realmente finita, se il partner avesse o meno altre storie. Le carte però erano un pretesto - ha raccontato - la gente aveva bisogno di parlare. Lo capivo. Alcuni richiamavano e facevano le stesse domande nello stesso modo: forse non si accorgevano di aver già parlato con me oppure facevano finta". Un bisogno che costava caro a chi chiamava.

 

LASCIARE TUTTO - A giugno scorso Alessandra ha deciso di lasciare tutto: "Non posso continuare a lavorare e sperare che mi paghino. Oggi avanzo sei mensilità per un ammontare di quasi duemila euro, i miei referenti sono scomparsi: non rispondono più né al cellulare né alle mail". Dopo altri tentativi, Alessandra, esasperata, ha chiesto aiuto al sindacato: "Io voglio solo i miei soldi. Ho svolto il mio lavoro con onestà. Alla cartomanzia si può credere oppure no, ma io non sono una truffatrice: ho sempre fatto il mio dovere con lealtà. Anche quando dovevo comunicare qualcosa di negativo, l'ho sempre fatto con tatto perché so che dall'altra parte del telefono c'è gente che sta cercando un aiuto".

 

SINDACATI - Per Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil di Taranto, è una storia doppiamente triste: "Questa vicenda - ha spiegato - ancora una volta racconta come c'è chi si arricchisce sui bisogni della gente: sui bisogni di chi chiama cercando risposte e sui bisogni di chi pur di sopravvivere accetta un trattamento da 7 centesimi al minuto. Come Slc Cgil abbiamo un doppio compito: tutelare questa donna che ha fatto onestamente il suo lavoro e porre un freno a questa giungla che favorisce i 'nuovi schiavisti'".

 

ISPETTORATO - "Nel primo caso - ha continuato il sindacalista tarantino - chiederemo all'ispettorato del lavoro di accertare che quello svolto da Alessandra era lavoro assimilabile all'assistenza 'inbound' e quindi faremo di tutto affinché le vengano riconosciuti i diritti che spettano a una lavoratrice con contratto a tempo indeterminato come previsto dal contratto nazionale. Nel secondo caso - ha concluso il segretario della Slc Cgil di Taranto - non possiamo fare altro che portare avanti la nostra lotta e chiedere alle istituzioni che si affianchino per chiedere il rispetto dei diritti di tutte le Alessandra che in questo momento sono ancora nell'ombra: solo l'unione delle forze sane potrà offrire loro il coraggio di denunciare chi si arricchisce sulla pelle di chi ha bisogno".

 

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