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14 dicembre 2018

Giornalismo veloce o attento?

Categoria: Spettacolo - Tags: giornalismo, daniele virgillito, wikipedia, informazione

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Silvia Albrizio | commenti | (7)

Preferite essere informati il più in fretta possibile o il più accuratamente possibile? È questo il dilemma su cui si impernia il giornalismo di oggi, che è rapido, multimediale, ma spesso troppo frettoloso e, quindi, approssimativo.

 

Ha fatto notizia qualche giorno fa la provocazione di Daniele Virgillito, che su Wired ha ammesso di aver manipolato le pagine di Wikipedia falsificando le citazioni di alcuni tra i più famosi personaggi scomparsi recentemente, da Mariangela Melato a Mario Scaccia. È stato un gesto dalle conseguenze impreviste: per confezionare i loro servizi, alcuni telegiornali hanno ripreso parola per parola le pagine wikipedia contenenti le finte affermazioni, spacciandole inconsapevolmente per originali.

 

 

È un fatto che fa riflettere e che evidenzia un duplice problema.

Da un lato, è deprecabile che un qualunque utente abbia facoltà di modificare a piacere un sito che offre un servizio pubblico e di fondamentale utilità come Wikipedia. Sarebbe necessario a questo proposito una moderazione più accurata, affinché ogni elemento inserito e ogni modifica possano subire una precisa revisione (per la cronaca, i dati inseriti poi sono stati rimossi, ma troppo tardi).

 

Dall’altro non si può non pensare al ruolo del giornalista odierno , che a volte non compara le fonti e dà credito a ciò che trova in internet senza farsi troppe domande. Il problema qui nasce soprattutto dalla velocità richiesta dal sistema giornalistico attuale. Un sistema che non prevede il tempo per l’accertamento, perché se non sei tu a dare la notizia per primo, un altro ti potrà soffiare l’esclusiva, perdendo visualizzazioni, commenti, ascolti, lettori. Nessuno vuole arrivare secondo, specialmente nel mondo dell’comunicazione. Così, a un'informazione precisa ma meno celere, si preferisce il bombardamento mediatico di titoloni, post, tweet, in un susseguirsi infinito di articoli e servizi a volte dai contenuti inadeguati, spesso copiati da testata a testata, da sito a rivista cartacea, da blog a quotidiano, tra stessi tiggì. La mancanza di tempo porta poi a un’inevitabile carenza culturale, dove il sapere è frammentato e settoriale, e dove gli stessi giornalisti vagano a tentoni. Internet diventa così il pozzo di nozioni a cui attingere indiscriminatamente, a volte senza alcun filtro tra informatore e informato, proprio perché manca la figura mediatrice, che elabora la notizia per una migliore fruizione.

 

Come arginare il problema? I giornalisti forse dovrebbero fermarsi qualche secondo in più prima di pubblicare un articolo, sentire il collega esperto di quel personaggio o di quella materia, interrogarlo, non smettere di studiare e di aggiornarsi, magari sfogliando qualche libro in più. Mentre i lettori, specialmente gli internauti, dovrebbero contribuire all’arricchimento enciclopedico offerto da sistemi come Wikipedia per costituire una sicura e leale rete di informazioni. Non c’è nulla di male ad usare internet per le proprie ricerche, se si usano siti affidabili. Ed è proprio questa affidabilità che ognuno di noi è tenuto a preservare.



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Quanto sia vero ciò che sopra è scritto lo dimostra nel ns. microcosmo quella blogger de noantri che a ritmo di mitragliatrice diffonde malainformazione su queste pagine, e NON alludo certo alla brava e Gent.le Albrizio! Pensare ad una autorità super partes che controlli la qualità dell’informazione è pura utopia. Chi potrebbe essere selezionato per tale ruolo di garanzia? Chi controllerebbe i controllori? Non resta, per questo lavoro di discernimento, che la sincera ricerca del vero da parte di ogni singolo, avendo tempo a disposizione... Può di sicuro aiutare, nell' impresa, la tutela della pluralità delle fonti di informazione.
PS: raccappricciante credere che anche la democrazia possa essere interamente esercitata in via telematica. Già ci fregano col sistema attuale, figurarsi se a far fede fossero i computer…

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In realtà non pensavo a una figura super partes, ma semplicemente a qualcuno di competente da sentire in caso di bisogno e a seconda dell'argomento trattato (quindi non una figura, ma più figure). Quando la competenza non ce l'ha già il giornalista, logicamente.

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Difficile, molto difficile da realizzare Gent.le Albrizio. Su certi specifici argomenti magari la figura "competente" si può anche individuare (avendo tempo e denaro sufficiente per remunerare ogni volta i "competenti") ma nell' appurare la verità o falsità (o le percentuali intermedie di vero e falso) di una notizia o, peggio ancora, nell' appurare il torto o la ragione delle parti in causa (es.: un conflitto, una controversia internazionale) beh... quasi sempre si entra in un ginepraio di interpretazioni soggettive.

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Stessa cosa è successa su OggiTreviso la settimana scorsa dove una giornalista poco attenta ha fatto un articolo su una bufala di una foto di un oggetto non ben identificato sul suolo lunare. Bufala già smentita un paio di giorni prima e che era stata ripresa da quotidiani di livello nazionale. Evidentemente la giornalista ha letto la notizia su qualche quotidiano e l'ha riportata pari pari senza porsi tanti domande sull'effettiva veridicità. Cose che succedono tutti i giorni con i giornalisti.

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Gent.ma Silvia,

non so se conosce questo simpatico (sic!) pezzo....

In realtà si tratta di una carrellata di... peccati veniali.

Ben altre, infatti sono state le bugie colossali imbastite dai media, funzionali ad ottenere determinati risultati sulle masse.

Leggo spesso i suoi post, ma normalmente non mi permetto di commentare.

Approfitto di quest'unica volta per chiederle se si è mai interessata alla lettura dei film da un'angolazione di simbolismo.

Ho notato che, conoscendo un determinato linguaggio, si possono vedere o rivedere molti film in un'ottica molto particolare e mi piacerebbe avere una sua opinione.

Cordiali saluti,

Francesca


27 NOTIZIE FALSE DEL 2013

L’inaffidabilità di molte delle notizie che leggiamo sui giornali o sui siti di news, sentiamo alla radio o alla tv, è un tema da cui ci diciamo spesso preoccupati e a cui siamo insieme rassegnati. Ha due protagonisti: l’inaccuratezza di molti media da una parte, l’inclinazione a fidarsi dei lettori dall’altra. Alla fine, per quanto sgamati ci diciamo e per quanto sosteniamo di non fidarci delle “notizie”, continuiamo a citare e usare quello che leggiamo e ascoltiamo su grandi quotidiani o telegiornali come se fosse “la realtà”. È un’abitudine culturale a cui i nostri cervelli non riescono a sottrarsi, malgrado tutto: ed è comprensibile, perché smettere di credere ciecamente ai mezzi di informazione che si ritengono autorevoli, imparare a diffidarne sempre, è spaesante e richiede un impegno molto più gravoso che non fidarsi.

Però l’informazione oggi è così: e che sia “colpa di internet” è una versione mille volte smentita e usata dai media tradizionali per autoassolversi.

La colpa ha infatti molti fattori che vengono quasi tutti dall’informazione tradizionale: ci sono notizie false pubblicate per sbadatezza o poca attenzione e cura; quelle pubblicate per ricerca di sensazionalismo o allarmismo; quelle pubblicate per faziosità politica; quelle pubblicate per uso di fonti inaffidabili senza verifiche; e quelle pubblicate sapendo che sono false, o non sapendolo, o anche non volendolo sapere. E i lettori le assorbono e le assumono come vere. Oppure scoprono che sono false, ma poi se ne dimenticano, e il giorno dopo sono daccapo privi di qualunque diffidenza e attenzione.


http://www.ilpost.it/2013/12/30/notizie-false-2013/

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Grazie del commento.
Conoscevo l'articolo, leggo spesso IlPost... che dire? Sono ovviamente d'accordo (e chi non potrebbe esserlo?).

Per quanto riguarda la lettura dei film da un punto di vista simbolico, direi che è una prassi che chi si occupa di cinema fa quotidianamente. Certo, esistono pellicole che si prestano a una lettura a più livelli e altre meno. Ma, personalmente, non guardo mai un film senza provare a trovare altro sotto la superficie. A volte non c'è nulla, a volte c'è un mondo.

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Resta da capire se quel che deriva dalla lettura simbolistica di un film sia ciò che il regista avesse effettivamente voluto dire o sia ciò che noi ci immaginiamo avesse voluto dire; interpretazione, quest’ultima, sulla quale persino i più competenti critici cinematografici sono spesso ed abbondantemente in disaccordo.

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