22 novembre 2019

Treviso

Gioco d’azzardo, sempre più “dipendenti” nella Marca

Nei primi sei mesi dell'anno sono 243 i trevigiani in cura al servizio dipendenza dell'Usl

Isabella Loschi | commenti |

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Gioco d’azzardo, sempre più “dipendenti” nella Marca

TREVISO – I malati di gioco d’azzardo in provincia di Treviso nel 2018 sono stati 354. Nei primi sei mesi di quest'anno 253. Nel 2015 erano 305. La dipendenza da gioco, in particolare da slot machine, videolottery e gratta e vinci, è in lenta ma costante crescita anche nella Marca.

La fascia d’età maggiormente rappresentata è quella degli uomini tra i 45 e i 59 anni, la seconda fascia è quella degli over 65. La maggior parte dei giocatori presenta un livello d’istruzione a livello di scuola media-inferiore o di qualifica professionale. Vi è però anche una presenza significativa di diplomati. Il giocatore in carico al Serd ha nella maggior parte dei casi un reddito proprio, da lavoro o da pensione.

A scattare la fotografia del fenomeno ludopatia nella marca è stata la dottoressa Michela Frezza, direttore del dipartimento per le dipendenze dell’Ulss 2, nell’ambito del convegno organizzato dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana, svoltosi in Provincia.

Il gioco produce a livello nazionale un giro d’affari di 102 miliardi di euro (dato 2018), in sensibile crescita di anno in anno (erano 95 miliardi nel 2016). Da questa attività privata, lo Stato italiano introita ogni anno circa 10 miliardi di euro. Ma quanti ne spende poi per guarire le vittime di tale dipendenza? Secondo il CNR sono 500 mila gli italiani che hanno problemi di gioco d’azzardo, stima che cresce a 1,5 milioni secondo il Ministero della Sanità. Ma sono soltanto 15 mila i giocatori in cura presso i servizi pubblici. Di questi, la sanità veneta ne ha in carico 1.903 e quella trevigiana 354.

“Mi preme sottolineare l'importanza che tutti i soggetti istituzionali, compreso il Terzo settore, facciano rete, concordando politiche armonizzate in tema di prevenzione e contrasto del gioco d'azzardo - ha affermato il direttore ai Servizi Sociali dell’Ulss 2 George Louis De Re, intervenuto in apertura del convegno -  Rappresentano un'occasione in tal senso i nuovi Piani di Zona, che vanno nella direzione del mettere assieme tutti gli interventi finalizzati alla massima efficacia”.   

Per sgonfiare il fenomeno del gioco d’azzardo l’associazione dei Comuni della Marca Trevigiana ha un gruppo di lavoro, che da anni lavora per trovare percorsi fattibili affinché gli enti locali possano - senza il rischio di perdere costosi ricorsi alla giustizia amministrativa da parte dei gestori delle sale slot - introdurre limitazioni all’accesso ai posti dove si gioca a soldi per quanto riguarda sia la distanza che gli orari.  In questi anni lo ha fatto in assenza sia di una legge regionale che nazionale. La legge statale ci sarà se il Parlamento approverà il disegno di legge presentato dalla senatrice trevigiana Sonia Fregolent che mira a dare copertura ai provvedimenti comunali. La legge regionale ora c’è, ed è la n. 38 del 10 settembre scorso ed entrerà in vigore il 28 settembre.

Tra i punti di forza c’è il provvedimento (che dovrà uscire entro 60 giorni dall’entrata di vigore della legge) relativo alle fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, il quale avrà il pregio di rendere omogenei gli orari su tutto il territorio regionale; c’è il divieto di collocare apparecchi di gioco a meno di 400 metri dai luoghi sensibili come scuole di ogni ordine e grado e strutture socio-sanitarie.

Tra le criticità, va invece evidenziato che la legge non interviene sulle sale da gioco e sugli apparecchi da gioco esistenti alla data di entrata in vigore della legge, e che subordina la possibilità per i Comuni di aumentare la distanza oltre i 400 metri e di inserire nuovi luoghi sensibili all’adozione di un piano comunale di riordino del gioco.  Sulla base di queste novità legislative e della più recente giurisprudenza (che in genere dà ragione ai Comuni) l’Associazione Comuni della Marca Trevigiana ha  predisposto i nuovi schemi di ordinanza e regolamento per i comuni che vogliano regolamentare l’attività delle sale giochi che in questi anni sono stati solo la metà circa dei comuni trevigiani.

“È importante che ci sia omogeneità sul territorio e pertanto che i Comuni provvedano ad adottare questi provvedimenti e che impegnino risorse nella sensibilizzazione alla cittadinanza sulla pericolosità del gioco d’azzardo - ha affermato Mariarosa Barazza, presidente dell’associazione Comuni della Marca -. Il caso del Piemonte che da 28 mila slot machine è passato a 10 mila grazie all’azione sinergica delle politiche pubbliche a contrasto del gioco d’azzardo dimostra che queste limitazioni sono efficaci e possono contribuire a salvare la vita alle persone”.

 



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Isabella Loschi

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