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24 febbraio 2019

Esteri

Gelo francese

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Ci ha provato, Matteo Salvini, a rimettere a posto le cose. Ma l'invito lanciato ieri dal ministro dell'Interno al collega francese - primo passo per appianare la crisi diplomatica fra Roma e Parigi - si è rivelato quasi un boomerang. La proposta di una discussione a due sui "dossier aperti" fra i rispettivi Paesi, infatti, non sembra essere stata almeno finora una mossa vincente né gradita. Anzi. Christophe Castaner, omologo francese del ministro, è stato chiaro: "Non mi si può convocare - ha spiegato a Bfmtv -. Non mi si convoca. Ieri ero con Matteo Salvini in un'istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna - ha sottolineato - che sia rispettoso". "Anche io sono pronto ad accoglierlo", ha poi aggiunto, sottolineando tuttavia che le missioni diplomatiche vanno fatte "in maniera ufficiale". Un messaggio chiaro, insomma, che di fatto mantiene le temperature dei governi sotto lo zero.
"Ovviamente, io non voglio né posso convocare nessuno", la replica di Salvini al gelo francese, con il ministro che si dice comunque "lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi". "Io - ha continuato - parlo con il mio collega ministro degli Interni francese, spero di vederlo in settimana. Se ci si vede i problemi si risolvono e a me interessa risolvere i problemi non litigare".

 

"Non siamo noi litigiosi - ha poi sottolineato -, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron? Mi alzo alla mattina pensando al mio lavoro, non a Macron, o ad avvocati, indagini, inchieste .... Ma se uno mi impedisce di fare il mio lavoro dico sobriamente di no". "Se per risolvere il problema dell'immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato 6 anni e ne sarebbero arrivati altri 200 mila - ha ricordato- e invece siamo andati da soli, mi è costata qualche inchiesta però.... Noi facciamo da soli".

 

Al vicepremier Di Maio, che torna sui gilet gialli, sembra invece "giusto per una forza politica dialogare con alte forze politiche che si candidano alle prossime elezioni europee. Il nostro obiettivo è creare un gruppo nel Parlamento europeo che vada oltre i soliti steccati ideologici e di certo io un gruppo politico europeo non lo posso fare con Macron. Macron ha tutto il rispetto dal punto di vista governativo ma dal punto di vista delle idee no - ha spiegato - perché sta facendo il "jobs act" francese, la legge Fornero francese e io sono uno di quelli che personalmente lotta contro tutte quelle cose che in questi anni hanno distrutto la vita delle persone. Ma penso che sia un diritto di un capo politico poter dire di non essere d'accordo con le idee di Macron senza per questo fare lesa maestà", ha sottolineato.

Intanto, però, solo nella giornata di ieri a complicare i rapporti dopo il richiamo all'ambasciatore italiano a Parigi sono arrivati i casi Sea Watch e Alitalia-Air France
Sulla questione migranti, fonti del Viminale avevano infatti annunciato in mattinata il dietrofront della Francia sull'impegno preso nei confronti dei naufraghi salvati dalla ong: "Parigi ha fatto sapere al Viminale - spiegavano le fonti - che dei migranti della Sea Watch 'prenderemo solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici'", riferendosi al caso delle 47 persone, a bordo della Sea Watch, fatte sbarcare a Catania lo scorso 31 gennaio. Eventualità poi smentita dall'Eliseo all'Adnkronos: "L'impegno della Francia sulla Sea Watch è mantenuto", hanno spiegato. "Prendiamo atto che la Francia vuole ancora approfondire le posizioni dei 9 immigrati assegnati a Parigi e che attualmente sono a Messina", la risposta affidata alle fonti del Viminale, che osservano come "la disponibilità di Parigi per aiutare Roma sul dossier rimpatri è stata apprezzata e segnalata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che l’ha evidenziata al suo omologo francese nella lettera con cui lo invita a Roma. Si segnala però che i partner europei non possono escludere i migranti economici dalla ridistribuzione perché rappresentano la stragrande maggioranza di chi arriva in Europa".
Incognita, invece, sui destini di Alitalia. Air France avrebbe infatti deciso di sfilarsi dalla partita per il salvataggio della compagnia italiana: una decisione "dovuta a motivi politico-istituzionali", come riferito al Sole 24 Ore da "fonti autorevoli" alla luce delle tensioni con l'Italia. La mossa, se confermata, complicherebbe la ricerca di un partner industriale per Fs nell'operazione che punta al rilancio della compagnia aerea. Che, si ricorda, continua a bruciare la cassa del prestito ponte da 900 milioni.
Ma per il ministro Di Maio "questa storia di Air France secondo me è una leggenda metropolitana perché noi già da tempo avevamo notizie di disimpegno, prima che iniziasse questa cosa. Poi se sta girando questa notizia e si vuole dire che è una ripicca faccio io il favore alla Francia dicendo che non è una ripicca". La tensione resta però altissima.

 

 

 

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