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11 dicembre 2017

Esteri

A Gaza esplode la rabbia

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Un'ondata di scontri tra manifestanti e forze israeliane sta infiammando i Territori palestinesi all'indomani della decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Secondo quanto riferito dal sito Ynet, migliaia di dimostranti sono scesi in piazza rispondendo all'appello delle fazioni palestinesi, che hanno proclamato per oggi, domani e sabato tre "giornate della rabbia".

La mossa di Trump non ha precedenti e rischia di far esplodere una polveriera epocale in Medio Oriente, dove tutto il mondo musulmano ha espresso sconcerto. Per non parlare dei Paesi occidentali, che all'unisono hanno condannato la decisione del presidente statunitense, che ieri a Washington ha anche firmato l'ordine per avviare il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Già ieri migliaia di palestinesi sono scesi in piazza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per protestare contro la decisione di Trump. Da Ramallah a Jenin, passando per Tubas, Hebron, Nablus, Gaza, Rafah e Khan Younes, i dimostranti hanno sventolato le bandiere palestinesi e lanciato slogan per Gerusalemme capitale dello Stato di Palestina. Ma in serata a sventolare sul Muro del Pianto, massimo luogo di culto ebraico e resto del tempio di Gerusalemme, erano altre bandiere, proiettate l'una accanto all'altra: quella israeliana e quella statunitense. Quasi a voler sigillare quella che Netanyahu ha definito "una giornata storica" e "un'importante pietra miliare nella storia di Gerusalemme".

Eppure, la manovra di Trump non è stata accolta allo stesso modo né dalla comunità internazionale né tantomeno dal mondo arabo ed è probabile che "farà divampare il conflitto e porterà ad un'escalation di violenza in tutta la regione", come ha avvertito il premier del governo di Anp, Rami al-Hamdallah.

LA REAZIONE DI ABBAS - Commentando la mossa di Trump, il leader di Anp, Mahmoud Abbas ha parlato di "un deliberato indebolimento di tutti gli sforzi di pace" che "non cambierà la realtà della città di Gerusalemme". Per Abbas, la città tre volte sacra, contesa da decenni tra israeliani e palestinesi, è la "capitale eterna dello Stato di Palestina".

CI SARA' UNA TERZA INTIFADA? - All'indomani della scelta di Trump, gli estremisti di Hamas hanno fatto appello a una nuova intifada. Il presidente americano, ha affermato il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, "si pentirà della sua decisione". In una conferenza stampa a Gaza, Haniyeh si è rivolto ai palestinesi invitandoli a "lanciare un'intifada generale contro l'occupazione" israeliana e "contro l'ultima decisione americana". "In cima alle nostre priorità come palestinesi vi è oggi quella di uscire dal processo di Oslo, poiché la decisione americana lo seppellisce per sempre", ha aggiunto. Il leader di Hamas ha fatto inoltre appello a "convocare una riunione palestinese generale e urgente per studiare la situazione", sottolineando che "l'evidente politica americana nei confronti di Gerusalemme può essere affrontata solo con un'intifada popolare globale" e che in un simile contesto "non esistono mezze soluzioni".

PROTESTE E SCONTRI - Intanto sono più di 104 i palestinesi rimasti negli scontri esplosi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza tra soldati israeliani e manifestanti scesi in piazza. Lo rende noto la Mezzaluna Rossa. Gli scontri si sono registrati in Nablus, Tulkarm, Qalqiliya e a Jenin nel nord della Cisgiordania, a Ramallah e Gerusalemme nella zona centrale e a Betlemme e Hebron nel sud. Centinaia di manifestanti hanno protestato, sventolando bandiere palestinesi, nella Città Vecchia di Gerusalemme, in particolare nella zona della Porta di Damasco. 'Siamo pronti a sacrificare le nostre vite per al-Aqsa', è stato uno degli slogan lanciati nel corso della manifestazione, durante la quale si sono verificati anche lievi tafferugli.

Proteste anti-Trump si sono registrate poi in tutte le principali città della Cisgiordania, da Ramallah a Jenin, da Hebron a Betlemme. In quest'ultima sono state lanciate pietre contro le forze di sicurezza che hanno reagito, mentre a Hebron ci sono stati incidenti nei pressi di un insediamento israeliano e nel quartiere di Bab al-Zawiyah. Nel timore di scontri violenti l'esercito dello Stato ebraico ha annunciato l'invio di rinforzi nell'area. Proteste anche nella Striscia di Gaza, dove decine di manifestanti si sono radunati nei pressi di due punti lungo il confine meridionale lanciando pietre contro i soldati. Nelle città dell'enclave palestinese i manifestanti hanno lanciato lo slogan 'Morte all'America, Morte a Trump il pazzo' e bruciato pneumatici.

Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, alcuni manifestanti palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con l'esercito israeliano scoppiati a est di Khan Younes: un manifestante è rimasto ferito da un colpo d'arma da fuoco e diversi altri sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni lanciati dai soldati israeliani di guardia al confine.

SCIOPERO GENERALE - La tensione nei Territori palestinesi, oltre che per gli incidenti, è alta anche per lo sciopero generale proclamato contro la decisione di Trump. Oggi sono rimasti chiusi tutti gli esercizi commerciali, le scuole e le istituzioni pubbliche e private, anche a Gerusalemme est.

"APERTO IL VASO DI PANDORA" - Gli Emirati hanno stigmatizzato la decisione di Trump, esprimendo "profonda preoccupazione per le ripercussioni di questa decisione sulla stabilità della regione in quanto infiamma le emozioni del popolo arabo e musulmano a causa dello status di Gerusalemme nella coscienza di arabi e musulmani". E mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato una serie di colloqui con alcuni leader mondiali sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Usa, tra cui Putin e il Papa, il suo primo ministro Binali Yildirim ha detto che "si è aperto il vaso di Pandora".

E L'ONU? - Anche l'Onu, dopo aver ricordato la sua contrarietà a ogni "misura unilaterale che comprometta la prospettiva di pace tra israeliani e palestinesi", ha sottolineato che "non c'è un Piano B" alternativo alla soluzione dei due Stati per il conflitto israelo-palestinese. E oggi otto Paesi, quattro europei fra cui l'Italia, due sudamericani e due africani, hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu. L'Assemblea si riunirà domani mattina (ora di New York) per discutere della decisione di Trump.

 

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