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17 giugno 2019

Treviso

Frode da 25 milioni, arresti anche a Treviso. Compravano Ferrari e barche di lusso

Nell’inchiesta coinvolte 42 società nel settore della prevenzione antincendio e antinfortunistica

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finanza

TREVISO - Una frode da 25 milioni di euro tra l'Italia e l'Est Europa è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Padova che, all'alba, ha eseguito 12 misure di custodia cautelare in Veneto, quattro delle quali in provincia di Treviso, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Puglia, Campania, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Le fiamme gialle stanno operando anche in Slovacchia, Croazia e Slovenia con il supporto della polizia dei tre paesi. Per l'operazione sono impegnati 250 militari della Guardia di Finanza di Padova e di altri 23 Reparti del Corpo che stanno operando nelle province di Genova, Asti, Milano, Brescia, Trento, Venezia, Belluno, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza, Pordenone, Parma, Avellino e Lecce.

 

Oltre ai provvedimenti restrittivi e a 100 perquisizioni, i finanzieri stanno anche eseguendo un decreto di sequestro preventivo per 8,5 milioni di euro, finalizzato alla confisca per reati tributari e riciclaggio. 

 

Al centro dell'inchiesta un'associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali e al riciclaggio, con il coinvolgimento di 42 società nel settore della prevenzione antincendio e antinfortunistica, i cui proventi sono stati trasferiti nei tre paesi dell'est Europa.  Delle 12 ordinanze di custodia cautelare eseguite oggi dalla Guardia di Finanza di Padova per frode fiscale, due sono in carcere, due ai domiciliari e il resto sono obblighi di dimora, più un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 8,5 milioni di euro. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata ai reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio.    

 

Le persone coinvolte nell'inchiesta sono in tutto 45, in Italia e all'estero. Il gip di Padova Claudio Marassi ha disposto inoltre anche il sequestro su beni per altri 3 milioni.    Il sistema si basava su una società "cartiera" che aveva l'unico compito di generare movimentazioni di beni e servizi emettendo fatture per operazioni inesistenti e operando per circa un anno, senza adempiere agli obblighi fiscali nei confronti dell'Erario.

 

Gli approfondimenti investigativi dei militari hanno consentito di ricostruire l'operatività dal 2012 ad oggi di numerose società cartiere utilizzate per emettere fatture false nei confronti della società perno del sistema di frode, operante nel campo della prevenzione antincendio ed antinfortunistica, che a sua volta emetteva fatture a ulteriori clienti che beneficiavano del sistema di frode. Una volta ottenuto il pagamento le società cartiere effettuavano bonifici sui conti correnti di tre società estere con sede in Slovacchia, Croazia e Slovenia, tutte gestite dal sodalizio e utilizzate per riciclare i proventi illeciti della frode. Una volta inviati all'estero i soldi venivano fatti rientrare in Italia attraverso una serie di trasferimenti, e infine erano reinvestiti in società immobiliari o mediante l'acquisto di beni di lusso quali Ferrari e barche di lusso.

 

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