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LA DOCG SVILISCE IL PROSECCO

Caramel (Canevel): "Dire Prosecco ormai è dispersivo"
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Valdobbiadene - Il riconoscimento DOCG per il Prosecco dovrebbe dare valore al lavoro svolto per la valorizzazione e la tutela di un vino che rappresenta l'alta marca trevigiana in tutto il mondo. Un obiettivo fortemente perseguito e celebrato dal Ministro Zaia.

Ma la DOCG non è una rosa senza spine.

Secondo Carlo Caramel, Presidente della Canevel Spumanti SpA, la Marca Trevigiana ha perso il diritto di coltivare il vitigno di Prosecco in esclusiva.

Con la buova DOC allargata, che comprende nove province tra Veneto e Friuli, il Prosecco potrebbe perdere identità: "vino dei colli e vino di pianura rischiano di essere confusi quando invece sono due prodotti nettamente differenti".

"E il tanto decantato DOCG - aggiunge Caramel - non ha nessun valore a livello internazionale ma è soltanto una sigla, tra l'altro incapace di abbindolare il mercato che non ha aggiunto alle uve in questione nessun plusvalore".

Secondo Caramel è necessario identificare la DOCG come la zona migliore, nominandola con chiarezza e semplicità, senza confondere il consumatore. Per fare questo l’unica strada è chiamare la zona in questione con il nome proprio di territorio, un nome che evochi il vitigno che da anni le è associato: Valdobbiadene DOCG.
Vini diversi quindi, ma differenziati per la zona di origine e produzione: Prosecco DOC, Valdobbiadene DOCG, Cartizze DOCG.

"Dire Prosecco ormai è dispersivo- chiude il presidente di Canevel - Occorre differenziare per esaltare i veri valori qualitativi.

 

 
Data di pubblicazione: 02-10-2009
Data ultima modifica: 02-10-2009

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Anonymous // 04/10/2009 18:18
Perché non dire anche

Perché non dire anche Conegliano DOCG visto che qui molte cantine producono uve e ne acquistano per creare il Valdobbiadene DOCG. La storia del Prosecco ha origine proprio in questa città.

Carlo Caramel // 14/10/2009 15:03
Gentile

Gentile commentatore,
Conegliano è già concessa dal nuovo disciplinare, e avrebbe pari dignità di Valdobbiadene nel rappresentare la nuova DOCG. Ma se non vogliamo confondere ulteriore il consumatore finale, a mio avviso, oggi è necessaria una scelta, e la scelta dovrebbe pendere dalla parte di quella città che oggi è indiscutibilmente ed obiettivamente riconosciuta come apice qualitativo della produzione di spumante. Valdobbiadene diventerebbe semplice identificazione di un intero territorio dal Piave fino a Vittorio Veneto.
E' tempo di superare i campanili e convergere tutti insieme verso un unico obiettivo.
Se perseveriamo a dibattere su Prosecco, Conegliano o Valdobbiadene, la tendenza del ribasso delle uve e dei terreni iniziata con la vendemmia appena terminata avrà per tutti noi, un trieste e doloroso epilogo.

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