DAL DIARIO DI UN VITICOLTORE
Meno sacrifici e più benessere, ma anche meno salute
Treviso - Mi alzo alle 7 con gran fatica ma per consolarmi penso a mio padre che si alzava alle 5, al canto del gallo. Per fortuna dalla mia radiosveglia la voce di Battisti canta “Fiori rosa / fiori di pesco…”.
Mi devo infilare la tuta, mettermi i guanti a la maschera perché devo andare a distruggere quelle dannate nottue che mi mangiano le gemme e potrebbero compromettere una parte della mia vendemmia.
Fortunatamente ieri col telefonino ho sentite il tecnico del Consorzio che mi ha consigliato sul prodotto da usare.
Mi ha venduto un nuovo insetticida, dice un po’ rischioso per la salute, ma che per fortuna, mi eviterà di perdere qualche quintale di prosecco. Ne ho comprato una buona quantità perché dovrò usarlo anche per le cicaline, le tignolette ed i ragnetti rossi e gialli, tutti nemici che dovrò sterminare senza pietà.
Parto con l’atomizzatore e alla curva della chiesa scarico al mio confinante, che sta bevendo il caffè sulla porta del bar di fronte, un bel po’ di concentrato di veleno in barba alle arie per il suo miglior raccolto col “biologico”.
Arrivo in vigneto, apro gli ugelli e mi avvolgo nella nube tossica: ma per fortuna sono protetto dalla mascherina. Un sottile maleodorante odore penetra nel naso e mi fa ricordare che dovrò anche ritornare per un trattamento a base di “mancozeb” per la escoriosi. Poi dovrò dare una bella spruzzata di diserbante sotto i filari. Un mio amico mi ha insegnato a preparare una bella miscela di “glifosate” e di “glufosinate ammonio”. Tiro il vigneto come il deserto del Sahara, con l’erba sono diventato peggio di Attila!

E fra una quindicina di giorni inizieremo tutti con delle belle irrorate contro la peronospora e l’oidio. Per fortuna mi sono comperato il nuovo “tifone” e con quello sparo la miscela contro i filari che è una meraviglia. Altro che le faticacce che faceva mia padre quando andava con il solfato di rame dentro la sua pompetta a spalla.
Spengo la Tv dopo l’ultimo Meteo: promettono maltempo per tutta la settimana. Ah! non è più il tempo di una volta! A proposito di “mancozeb”, dovrò prenotarne per tempo una bella scorta. Non vorrei che facesse pioggia tutti i giorni come lo scorso anno in cui ho dovuto fare anche tre trattamenti in dieci giorni. La tempesta non mi fa più tanta paura dopo che abbiamo piazzato un bel po’ di cannoni sulle colline qui intorno. ….e poi…se viene vedrò di arrangiarmi con qualche collega. Dopo tutto negli ultimi anni ho sempre portato alla Cantina Sociale tutti i miei carichetti completi al 101 % di uva DOC e IGT.
Comunque dovrò pensare anche di mettermi al riparo da eventuali attacchi di botrite. Un paio di trattamenti ben piazzati prima della vendemmia…. Farà un po’ schifo ma almeno l’uva sembrerà sana. Altro che quell’uva mezza marcia che mio padre portava alla Cantina Sociale.
E poi a vendemmiare ci metteremo i guanti di lattice così ci sporchiamo meno le mani. Niente paura per un po’ di veleno addosso …anzi fa morire i microbi!

A casa Antonia non c’è, ha portato il bimbo dal pediatra perché ha l’allergia; in compenso mi ha fatto trovare il pollo nel microonde… ne approfitto per lavarmi dopo mangiato, senza sentire la solita lamentela per l’odore dei veleni che porto in casa.
Oggi è un giorno fortunato perché è l’ultima volta che faccio benzina col vecchio fuoristrada: mercoledì mi arriva il nuovo SUV BMW, frutto dei conferimenti alla Cantina sociale. Ah, mio padre non aveva questa fortuna, doveva andare sempre a piedi o al massimo in bicicletta!
Alle quattro mi telefona Antonia che ha appena ritirato le mie analisi, dice che le cose non vanno per niente bene, dovrò andare velocemente a fare altri esami.
Penso alla fortuna di mio padre che ha chiuso gli occhi senza aver mai visto un medico!
Sono a letto stanco, mi sembra di avere la febbre e non riesco a dormire. Ogni tanto mi viene un po’ di nausea e di voltastomaco come se dovessi vomitare. Sento Antonia che piange come un vitello.
Adesso che cominciavo ad aver tutto ed ho anche preso in affitto due ettari nella piana di Sernaglia per piantare un nuovo vigneto alla faccia delle faticose rive mi manca la salute.
Mi chiedo come mai perché col mio lavoro faccio una vita sana, all’aria aperta, immerso nella natura!
Luciano De Biasi



30/07/2010
Cosa dicono i lettori
molto interessante
molto interessante l'articolo!
non sapevo che si possono controllare gli acari (ragnetto rosso e giallo) con un insetticida...in letteratura gli insetticidi controllano insetti e anche in etichetta c'è scritto che non hanno alcun effetto sugli acari.
Poi sono curioso di sapere come fa questo viticoltore a rispettare le dosi ad ettaro dei prodotti fitosanitari, se tira tutto come il deserto del sahara.
E i tempi di carenza??
Trattamenti
Fra un po' di anni ne vedremo delle belle a proposito di salute, alla faccia del prosecco!!!!!
Agricoltura
Spero che almeno l'ultimo capoverso non sia vero, ma sono più che certo che il resto è sacrosanta verità . E non si parla di elicottero, quella specie di zanzara che sparge gli stessi veleni su altri vigneti, arrivando fino a pochi metri dalle abitazioni.
E mi vien da pensare alla gente: la gente che vive in mezzo a questo inferno chimico, la gente che protesta e che si ammala, senza ottenere niente e senza avere, oltretutto, il beneficio della vendita del prodotto (chiamarlo uva ormai non mi sembra più corretto) alla cantina, la gente che mangia, beve, respira la "natura" ridotta a laboratorio di chimica. E mi chiedo se il gioco vale la candela, mi chiedo se in nome del profitto si possono giustificare allergie, nei casi migliori e malattie mortali in quelli peggiori. Mi chiedo anche dove sta l'Ente Pubblico, l'ULS, lo Spisal, l'ARPAV e tutte quelle sigle pronte a massacrare chiunque per uno 0,001 di qualcosa in un metro cubo ed altrettanto cieche di fronte a questo disastro ambientale, alimentare, sanitario.
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