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20 giugno 2018

Italia

Il cruccio che tormenta Berlusconi

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E' il suo cruccio di sempre. Non vuole essere ricordato per il 'bunga bunga' e gli scandali giudiziari, ma come l'uomo del fare che ha salvato del Paese dal pericolo comunista e in quasi dieci anni di buon governo ha lavorato solo per il bene dell'Italia. Silvio Berlusconi punta alla sua piena riabilitazione. E non gli interessa più di tanto ritornare in Parlamento e ottenere lo scranno di senatore. Ora che Fi si è fatta scavalcare per la prima volta dalla Lega e Matteo Salvini ha il diritto di fare il candidato premier, il Cav si limita a fare il king maker del centrodestra, il ''regista'' e ''garante dell'unità della coalizione''. E non accetta di sentirsi un'anatra zoppa a causa della condanna per frode fiscale la cui pena è stata espiata il 14 aprile 2015, anche grazie all'indulto.

 

Vuol recuperare quell'agibilità politica e istituzionale che gli è stata tolta dalla legge Severino (per effetto di questa legge non solo è ex senatore decaduto dalla carica, ma anche incandidabile fino al 2019) e, raccontano fonti azzurre, sarebbe pronto a tutto. Come sempre, l'ex premier si tiene aperte più strade. Confida ancora in un verdetto positivo della Corte di Strasburgo ma in attesa di un suo pronunciamento avrebbe deciso di presentare, tramite i suoi legali, la domanda di riabilitazione, la cui decorrenza inizia proprio oggi. A partire dall'8 marzo, infatti, Berlusconi può chiedere la riabilitazione, visto che proprio oggi scade il termine di tre anni (fissato dall'articolo 179 del codice penale) dall'espiazione ai servizi sociali della sua condanna. Competente a decidere sull'istanza sarebbe il tribunale di sorveglianza di Milano.

 

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