06 dicembre 2019

Mostrate il culo, cerchiamo facce pulite

Categoria: Notizie e politica - Tags: Papi, Noemi, Roma

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Emanuela Da Ros | commenti |

Il manifesto mostra il sedere seminudo (e tonico) di una ragazza sulla quale è taggata la scritta Yes we can". All'immagine - paradossalmente - è affiancata la scritta: "Cerchiamo volti nuovi per i palazzi italiani".

Di fronte a una tale comunicazione, una testa normopensante dovrebbe materializzare uno dei seguenti dubbi: "Nei paraggi è stata allestita una mostra di manifesti surrealistici?" oppure "Un po' di satira! pensavo fosse stata affossata!" o ancora: "Che meraviglia! in giro ci sono anche delle ragazze disposte a prendere per il culo i mezzipotenti-per-modo-di-dire".

Insomma: il manifesto - per una testa normopensante - appare chiaramente come una simpatica denuncia della moralità politica italiana che ha raggiunto livelli di depressione carsica (tipo Bus de la lum). Ed è in effetti il messaggio pubblicitario di un'agenzia che vuole promuoversi vivendo un po' della rendita amara (e si spera precaria) del Papi.

Invece no. Invece, poiché è chiaro ormai che le menti normopensanti sono minoranza politica (lo dice il Papi, non io), quando il manifesto in questione è apparso per le vie di Roma, è successo il finimondo. E' successo quello che succedeva nel film Bellissima di Luchino Visconti.

Uno tzunami di fanciulle con tanto di book (alcune si sono fatte fotografare con una lattina tra le lette) accompagnate da mamme-da-urge-corso-di-formazione-mammesco si sono presentate al finto casting che il manifesto pubblicizzava e che - nell'headline - offriva a fanciulle anche senza diploma, senza esperienza, senza nulla in tasca, un posto a tavola sulle tavole che contano.

Insomma: le ragazze, sull'esempio di Noemi (che nella loro testolina deve aver sostituito Marylin), hanno creduto che qualcuno cercasse delle fanciulle col culo esposto per i palazzi della politica. E si sono presentate al casting col book fotografico.

Nemmeno Dada avrebbe potuto supporre un simile epilogo alla civiltà. Nemmeno Salvador Dalì, che aveva sistemato  un'aragosta sopra il telefono, avrebbe potuto sospettare che - fuor di metafora - una fanciullina border-line (col quoziente intellettivo spesso come il tulle) avrebbe potuto sistemare il culo (tonico, per caritàdidio) sopra lo scranno parlamentare. Invece le cose stanno proprio cosìsigh.

 

 



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