19 agosto 2019

Treviso

Come funziona il Rosatellum Bis, la nuova legge elettorale

Davide Bellacicco | commenti |

cubo di rubik

TREVISO- Questa domenica gli elettori saranno chiamati alle urne per il rinnovo di Camera e Senato. Si voterà dalle 7.00 alle 23.00. Si tratterà della prima tornata dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale per le Elezioni Politiche, il cosiddetto Rosatellum Bis. Proviamo a delinearne gli aspetti principali e le rispettive conseguenze pratiche.

 

I collegi uninominali

Camera e Senato saranno composte da eletti per 1/3 nei collegi uninominali: trattasi di una micro ripartizione del territorio nazionale in cui una lista o una coalizione presenterà un solo nome. Vince chi prende un voto in più. Questa dinamica assieme al sistema di soglie di sbarramento ha indotto buona parte dei principali partiti a correre con un candidato unico di centro-destra o di centro-sinistra, in una caccia all’ultimo voto. Di contro, l’elettore troverà sulle schede coalizioni molto eterogenee e con posizioni talvolta estremamente distanti (l’attuale Presidente del Parlamento Europeo è in quota Forza Italia che, a sua volta, corre assieme agli euroscettici di Lega Nord e Fratelli d’Italia; i radicali e liberisti di +Europa saranno coalizzati con liste di ispirazione cattolico-popolare e da forze come Verdi e Socialisti). Questa indicazione suggerisce di valutare il proprio voto non attribuendo eccessivo peso alle alleanze che sembrerebbero avere quasi solo una valenza strategica (non è previsto, infatti, alcun premio di maggioranza), concentrandosi sulla lista in sé. A ciò si aggiunga l’elevato rischio che queste coalizioni si infrangano subito dopo il voto, già nel tentativo di formare il nuovo governo, come avvenne nel 2013. Gli scricchiolii continui provenienti dalle dichiarazioni dei leader nelle ultime settimane sono eloquenti in tal senso.

Circa i collegi occorre ricordare che, proprio in considerazione della particolare architettura di questo sistema, i nomi proposti da liste non coalizzate e non particolarmente consistenti in termini di percentuali stimate, non avranno alcuna chance di vittoria, sicché, per l’elettore di queste forze politiche, sarà bene concentrarsi, piuttosto, sulla valutazione dei candidati del listino bloccato che, in caso di superamento della soglia di sbarramento potranno ben più verosimilmente essere eletti. Questo non è un segreto, e non è un caso se nella quasi totalità dei casi, i partiti abbiano deciso di candidare i nomi dei collegi anche nei listini bloccati (è una pratica che l’elettore riscontrerà anche in molti dei partiti maggiori, poiché una candidatura nell’uninominale rischia non di rado di essere una sorta di roulette). In questo senso è tecnicamente corretta l’obiezione posta di recente da un leader politico secondo il quale votare una lista che corre in solitaria, ideologicamente vicina ad una data coalizione, di fatto avvantaggia il polo opposto: il punto è che ciò vale solo per l’uninominale, non anche per il proporzionale, sebbene, non essendo possibile il voto disgiunto, l’effetto si produce comunque. A questo si potrebbe opporre che un voto ad un partito piccolo, magari non coalizzato, punti proprio a impedire che le coalizioni abbiano i numeri per governare da sole.

A voler riassumere, le coalizioni e i grandi partiti puntano ad accaparrarsi quanti più seggi possibile negli scontri diretti dell’uninominale; tutti gli altri mirano a raccogliere quanti più consensi possibile nel proporzionale così da condizionare con i loro numeri, la formazione dell’esecutivo con le loro istanze. Per governare servono i numeri e come li si conquista, se puntando più sul maggioritario o più sul proporzionale è secondario.

La Marca è divisa in ben quattro collegi uninominali alla Camera e due al Senato, quindi i trevigiani, a seconda del territorio di residenza, leggeranno sulla scheda nomi diversi.

 

La quota proporzionale

2/3 dei seggi viene eletto con il sistema proporzionale puro: conta quanti voti prende in totale la lista in Italia (Camera) o nella regione (Senato), il tutto tenendo presente la soglia di sbarramento su base nazionale del 3%. È una soglia che non distingue partiti coalizzati e non coalizzati (a differenza del cd. Porcellum) e che l’elettore che intenda votare un partito coalizzato deve tenere bene in considerazione. Nelle coalizioni, infatti, solo le liste al di sotto dell’1% vedranno dispersi i loro voti, mentre quelle con percentuali nella fascia fra 1 e 3%, pur non eleggendo parlamentari, trasferiranno i propri consensi ai partiti alleati che, invece, avranno superato la soglia. Al momento è in particolare il centro-sinistra che sta giocando questa carta, con il PD alleato con liste minori, alcune delle quali indiscutibilmente assai distanti dal 3%: se tali liste superano l’1% ma non raggiungono il 3% cederanno i propri consensi al PD (da qui l’accusa degli avversari di aver creato delle liste civetta), ma il discorso vale anche per almeno una lista nel centro-destra, il cui esito non è scontato. Solo da questo punto di vista, risulterà importante per l’elettore valutare anche il proprio gradimento in relazione ai partiti più grandi della coalizione, sapendo che vi sono delle probabilità molto concrete che il proprio voto venga attribuito a quelli.

Tutto ciò non significa che i partitini in coalizione che non dovessero superare la soglia sarebbero fuori dal nuovo Parlamento: infatti in sede di definizione dei candidati per la parte uninominale, le candidature, dopo sofferte negoziazioni, sono state più o meno calibrate sull’ipotetico peso elettorale delle varie liste, sicché, nella peggiore delle ipotesi, qualche seggio dovrebbero comunque conquistarlo, aggiungendo un’altra variabile imprevedibile al gioco.

 

Questa legge elettorale garantisce la governabilità?

È difficile avanzare previsioni, ma è abbastanza scontato che le alleanze che l’elettore troverà sulle schede non rifletteranno la prossima compagine di governo, semplicemente perché si tratta di singole forze politiche o di coalizioni con percentuali piuttosto distanti da quelle necessarie ad accaparrarsi la maggioranza dei seggi. Una possibile eccezione potrebbe essere rappresentata dalla coalizione di centro-destra, secondo le proiezioni la più vicina a vincere le elezioni “autonomamente”, ma storicamente l’attendibilità dei sondaggi è abbastanza discutibile. Un altro aspetto da considerare saranno proprio le citate divergenze interne alle coalizioni che, anche in presenza di una vittoria elettorale chiara suggeriscono una longevità piuttosto compromessa di un eventuale esecutivo.

Soprattutto, in considerazione della parziale scelta dei collegi uninominali, fare previsioni risulta assai complesso e aleatorio: occorrerebbe avere una sufficiente certezza di chi vincerà quasi tutti gli scontri diretti (e sono centinaia). Ci sono, poi, i 12 seggi della circoscrizione estero, il seggio maggioritario della Valle d’Aosta e diverse altre variabili, in una tornata elettorale in cui una manciata di voti potrebbe essere sufficiente a sovvertire ogni attesa, come fu nel 2006. Molto più realisticamente sarà necessario attendere il dato delle urne per comprendere quali alleanze post-voto sarà possibile realizzare sia dal punto di vista programmatico, sia da quello puramente matematico: un’attesa che potrebbe protrarsi un po’ più a lungo del solito, secondo fonti ministeriali, proprio in ragione della particolare difficoltà di calcolo generata da una legge elettorale così complessa, delle attese istanze di riconteggio di quei candidati uninominali esclusi per qualche scheda e, non ultima, per via dell’attribuzione dei voti delle molte schede che si prevede saranno dichiarate contestate dai Presidenti di Seggio alle prese con schede votate in modalità sulla cui validità il Rosatellum Bis è risultato assai ambiguo.

Non resta che attendere: preparate i pop-corn.

 

Vedi anche...

 

Elezioni: come si vota. La scheda elettorale e le nuove regole

 

Schede elettorali e tagliando antifrode: cosa devi sapere prima del voto

 

 



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