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23 giugno 2018

Nord-Est

In coma da 12 anni, il padre vuole rivolgersi ad un giudice per una "morte dignitosa"

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VENEZIA - Vuole rivolgersi ad un giudice per avere la possibilità di "ottenere un modo alternativo per un accompagnamento" di sua figlia a un fine vita dignitoso. Sulla scia della morte di Loris Bertocco, il veneziano che ha scelto di ottenere il suicidio assistito il Svizzera, parla oggi attraverso le pagine dei giornali locali anche Giuseppe, padre di Elisa, una donna che oggi ha 46 anni e da 12 respira con una cannula, alimentata da un sondino in un letto di un istituto di ricovero per lungodegenti di Mestre.

 

"Chi sceglie di andare in Svizzera per l'eutanasia - dice l'uomo, che paragona il caso della figlia a quello di Eluana Englaro - ha una sufficiente capacità di comprendere che la sua personale situazione è insostenibile. Il caso di mia figlia, invece, è diversissimo. Elisa non ha alcuna possibilità di miglioramento e in assenza di una legge dovrò andare a chiedere aiuto ad un giudice".

 

L'uomo, che ha ottenuto assistenza legale dall'associazione Coscioni, si sfoga: "a pochi mesi dalle elezioni politiche a chi interessa questa legge? Siamo in balia della politica che non decide e anche di una Chiesa troppo rigida su questi temi". Dodici anni fa Elisa ha subito un grave trauma cranico a causa di un incidente stradale e ha battuto violentemente la testa contro il cruscotto.

 

"E' stata operata subito - ricorda il padre - ma i medici ci dissero chiaramente che oltre al sangue avevano dovuto rimuovere parte del suo cervello". In questi anni non vi è stato alcun miglioramento. Ora Giuseppe ha intenzione di rivolgersi ai giudici per chiedere che termini ogni azione sulla figlia. "Voglio che ci venga data la possibilità - aggiunge - di accompagnare Elisa verso una morte dignitosa".

 

Per Giuseppe "il malato deve essere sempre il centro della situazione: per questo serve una legge che dia a queste persone di avere una fine dignitosa". Secondo l'uomo, nel caso di sia figlia si starebbero anche sorpassando i dettami della legge, che impone solo idratazione e alimentazione del paziente, con interventi anche di tipo farmacologico.

 

"In questo momento per esempio - racconta - mia figlia ha contratto un virus alle vie urinarie e viene trattata con antibiotici. Io questo non lo voglio e ritengo che la legge vada al di la' di quanto previsto". Giuseppe ha chiesto che sua figlia possa essere sottoposta ad una serie di esami neurologici per poi sollecitare ai giudice un intervento per un fine vita "più dignitoso".

 

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