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14 dicembre 2018

Treviso

Cinquanta Comuni trevigiani contro lo Stato per riavere 50 milioni

Diffida e nuovo ricorso al Tar, continua la battaglia dell'associazione comuni della Marca per recuperare le somme del Fondo di Solidarietà

Isabella Loschi | commenti |

mariarosa barazza

TREVISO - Lo scorso aprile il consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Lazio e ha dato ragione ai 44 Comuni della Marca che avevano fatto ricorso per incassare i 24 milioni di euro che il ministero avrebbe dovuto riconoscere alle amministrazioni trevigiane in virtù del fondo di solidarietà legato alle entrate derivanti dall’Imu.

Ora l’Associazione dei Comuni della Marca ha deciso di attivarsi per un altro ricorso al Tar, questa volta sostenuto da 50 Comuni. I fronti sono due per tutelare i comuni trevigiani interessati da provvedimenti statali non rispettosi del principio costituzionale dell’“autonomia finanziaria di entrata e di spesa” degli enti locali. Si tratta della diffida per recuperare le somme del Fondo di Solidarietà 2015 (24 milioni di euro) e nuovo ricorso al Tar per il Fondo di Solidarietà 2018 (ulteriori 26 milioni di euro). In totale 50 mila euro.

Al nuovo ricorso vi hanno aderito anche Breda, Caerano, Casier, Mogliano, Pederobba, Ponte di Piave, San Polo, San Pietro di Feletto e Vittorio Veneto. Altri comuni invece si sono tolti, sottolinea l’associazione perchè con saldo non più negativo. A fare da capofila c’è sempre Conegliano, che ancora una volta è il più colpito dai tagli con quasi 4 milioni di euro. “Si tratta di una cosa inaccettabile – spiega il sindaco Fabio Chies – in questo modo si mettono i municipi nelle condizioni di non poter chiudere i bilanci. Non si può tagliare agli enti locali senza curarsi delle ricadute sui cittadini”.

La diffida allo Stato da parte dell’associazione è stata avanzata affinché adempia a quando stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso aprile, ha confermato la sentenza del Tar Lazio 2554/2017 tramite la quale è stato riconosciuto il diritto dei 44 Comuni trevigiani ricorrenti contro la ripartizione del Fondo di Solidarietà 2015 a vedersi restituite le somme a credito.

“È mia profonda convinzione che la dialettica tra le diverse articolazioni dello Stato debba essere posta sul piano politico, non legale – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Tuttavia, vale il detto: “A mali estremi, estremi rimedi”. Con queste iniziative auspichiamo di rimettere sui binari della legittimità costituzionale i provvedimenti che il governo assume in materia di finanza locale”.

Per i municipi è il primo passo per far capire a Roma che nella Marca non ci si accontenta di una vittoria simbolica. Con la diffida si chiederà che venga ottemperata la sentenza procedendo alla restituzione dei 24 milioni di euro versati nel 2015 dai Comuni trevigiani in base al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri poi annullato. Uno stop arrivato in particolare per il ritardo: il decreto per legge doveva essere emanato entro il 31 dicembre 2014, e fu invece pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo nel settembre 2015, ben oltre il termine di scadenza fissato per l’approvazione dei bilanci preventivi da parte dei Comuni. Il Governo aveva resistito contro la sentenza del Tar al Consiglio di Stato, ma la massima autorità in materia di giustizia amministrativa ha deciso che i Comuni trevigiani hanno ragione da vendere. Ed in base a questa che l’avvocato Luca Antonini, il legale che ha redatto i ricorsi su incarico dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, sta predisponendo, oltre che la diffida, il nuovo ricorso al Tar per l’annullamento del decreto relativo al Fondo di Solidarietà 2018. Questa è la seconda iniziativa legale che il sindacato dei Comuni trevigiani sta predisponendo.

“È una battaglia molto seria a difesa del corretto svolgimento dell’autonomia comunale così come garantita dalla Costituzione – spiega l’avvocato Luca Antonini -, una battaglia che è stata pienamente accolta dai giudici amministrativi che si sono eretti a tutela della democrazia municipale e della possibilità dei Comuni di funzionare correttamente programmando per tempo la propria spesa. È dunque una battaglia per la civiltà giuridica rispetto la quale i giudici amministrativi dimostrano grande sensibilità e grande coraggio, riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni giuridiche che abbiamo prospettato”.

Al nuovo ricorso vi hanno aderito appunto 50 comuni. Infatti, la situazione 2018 è speculare a quella 2015. Il decreto di riparto del fondo doveva essere emanato entro il 30 ottobre 2017. E invece è stato pubblicato il Gazzetta Ufficiale solo il 10 aprile 2018, quindi circa cinque mesi dopo e oltre la scadenza del 31 marzo per la presentazione dei bilanci di previsione. “Questo dimostra che la prassi adottata dalle autorità centrali – denunciano dall’associazione – ha bellamente ignorato la sentenza del giudice amministrativo e ripetuto lo stesso errore a danno delle autonomie comunali”.

“Il mio appello ai colleghi sindaci e assessori al Bilancio è ad aderire al ricorso: l’unione in questi casi fa davvero la forza – conclude la presidente Barazza -. L’associazione da tanti anni si batte per far rispettare ai governi di ogni “colore” il dettato costituzionale che ha voluto la Repubblica, “una e indivisibile”, che “riconosca e promuova” le Autonomie locali, “adeguando i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

 



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Isabella Loschi

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