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24 maggio 2019

Vittorio Veneto

CHEWINGUM E EDUCAZIONE

Il dirigente scolatico convoca un'assemblea

Emanuela Da Ros | commenti |

Tarzo - Ha riempito la cronaca (locale, ma non solo). Ha nutrito la polemica (mai sopita) sull'educazione. E ha (forse) fatto riflettere su quanto importante - ma faticoso sia - il rapporto tra genitori, insegnanti e figli.

La notizia delllo studente sanzionato di 50 centsimi per aver masticato del chewingum in classe, nei giorni scorsi è stata dibattuta con passione, sia sui quotidiani on line che su Facebook. C'è chi, senza se e senza ma, ha preso le parti del professore (responsabile di aver dato una multa in denaro a uno studente che masticava il chewingum in classe, al rientro dalla ricreazione), e c'è chi ha pensato che forse ci sono metodi educativi diversi dalle (modeste, per carità) sanzioni pecuniarie.

A distanza di quealche giorno dal polverone che la notiziola ha suscitato, la mamma di una delle ragazzine coinvolte nell'episodio chiede la parola. Per chiarire, dice, che non era intenzione dei genitori innescare una polemica educativa. Tutt'altro. Ma che un episodio come questo è forse uno strumento utile per riflettere sull'educazione, e sulle suo modalità di attuazione. Che restano comunque sfide tra le più importanti.

"Riferendo l'aneddotto in questione - precisa Denis Pilat, di Tarzo - non intendevo certo polemizzare con la scuola, con l'insegnante o con le dinamiche spesso imprevedibili che caratterizzano il rapporto studente-discente. Io sono convinta che l'educazione passi anche attraverso la punizione, la nota, lo strumento del "lavoro socialmente utile" a cui le scuole ricorrono per far riflettere gli studenti che hanno manifestato un atteggiamento scorretto.

Quello che mi sembrava e tuttora mi pare diseducativo sia che un obolo, una sanzione in denaro possa cancellare un atteggiamento sorretto. Ci sono strumnti diversi per segnalare, ai ragazzini e ai genitori, comportamenti inadeguati. Strumenti messi a punto dagli organi collegiali in tanti anni. Strumenti valutati e soppesati nel tempo. Che non prevedono una "multa" in denaro. Sono convinta che questa sanzione sottenda un messaggio diseducativo. Ed è per questo che  ho ritenuto necessario sottolineare quanto è accaduto."

Denis Pilat che ha coinvolto nella questione gli amici di Facebook, dentro e fuori il social network ha ricevuto una lavalnga di commenti. nella maggior parte dei casi, genitori, educatori, insegnanti hanno ritenuto che lo stigma dei genitoi nei confronti della sanzione data a ragazzini di 11 anni fosse corretto; in altri casi qualcuno ha tuonato control'ingerenza dei genitori troppo lassisti nei confronti dei figli.

La morale è che comunque sia andata e vada in futuro (il dirigente dell'istituto comprensivo di Tarzo, Michele Billa, presto convocherà un'assemblea dei genitori per discutere del fatto), il tema dell'educazione ha interessato molti lettori. E questa, di per sè, è una vittoria. Che poi a scatenere la "battaglia" che l'ha preceduta sia stota una gomma-da-masticare..be', è irrilevante.

edr

 



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Emanuela Da Ros

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