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24 maggio 2019

Castelfranco

Caso Stiga: la preoccupazione del PD

Zorzi: "la soluzione con il dialogo sociale"

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

CASTELFRANCO - Il Partito Democratico esprime forte preoccupazione per quello che sta succedendo in queste ore in Stiga, una delle aziende più solide e radicate della Marca Trevigiana, dove è a rischio il posto di 150 lavoratori stagionali.

“In un momento di grande incertezza per l’economia del nostro Paese, lasciata in balia dell’incompetenza e dell’arroganza di chi governa a Roma - esordisce Giovanni Zorzi segretario provinciale del Partito Democratico di Treviso - e in un territorio come la Castellana, che sta vivendo da mesi con apprensione la crisi di un’altra sua azienda storica come Pasta Zara, è prioritario cercare una soluzione per la sorte di quei 150 lavoratori stagionali e delle loro famiglie”.

In risposta all'annuncio dell'on. Raffaele Baratto (Forza Italia) di presentare un'interrogazione parlamentare sul caso, Zorzi dichiara: "Mi fa strano leggere le dichiarazioni di intenti di alcuni esponenti di Forza Italia, oggi nell'insolita veste di paladini dei diritti dei lavoratori. La situazione che si vive oggi in Stiga viene da lontano, quando ancora l'azienda si chiamava Castelgarden-GGP e soprattuto quando al governo c'erano Berlusconi e (tanto per cambiare) la Lega, i quali, senza tanti scrupoli, iniziavano in quegli anni un'opera di deregolamentazione selvaggia del mercato del lavoro, precarizzando e togliendo tutele e garanzie a intere generazioni di lavoratori".

"Non si può sbrigativamente sostenere che, se l'azienda cancella posti di lavoro, la colpa è solo del decreto Di Maio - incalza Zorzi - Il famigerato “decreto dignità”, nato solo per ragioni di propaganda, ha fatto precipitare la situazione dei rapporti, già complicati, tra Stiga e i suoi lavoratori stagionali.

Quel decreto è una sciagura e lo è ancora di più perchè, come nel caso di Stiga, offre un appiglio alle aziende per lasciare a casa lavoratori".

 

Infine Zorzi lancia un appello: “Non rispondiamo alla propaganda con altra propaganda. Qui si sta parlando di 150 posti di lavoro. Dalle aziende, in generale, si dovrebbe pretendere buon senso nell’evitare in qualsiasi modo di usare quel decreto come pretesto per assumere certe decisioni. Ulteriore conflittualità non serve a nessuno. Si trovi subito l’occasione, invece, per riprendere il dialogo tra le parti sociali, che ad oggi è l’unico strumento che può individuare una via d'uscita da una crisi legata a dinamiche specifiche dell'azienda e limitare i danni provocati dalle scelte scriteriate di una politica che prima genera il caos e poi lo nasconde con la propaganda".

 



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Pietro Panzarino - Vicedirettore

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