23 luglio 2019

Nord-Est

Camorra ben strutturata in Veneto. Bancario si era rivolto a loro invece che ai carabinieri

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La fidanzata era stata derubata di una borsa con la tesi di laurea e un direttore di banca, invece che andare dai carabinieri, si è rivolto ai Casalesi che in 24 ore hanno recuperato e consegnato il bottino al bancario. La vicenda, finita nell'indagine della Dda di Venezia contro i Casalesi in Veneto, è stata raccontata dal Procuratore nazionale antimafia Ferdinando Cafiero de Raho, il quale ha rilevato che poi "il direttore è diventato ostaggio dei Casalesi nell'aiutarli, da bancario, nei loro traffici illeciti". "Un esempio - secondo De Raho - che testimonia come purtroppo la pervasività dei camorristi sia stata capillare e profonda facendo venire meno, ingiustamente, anche il valore delle forze dell'ordine".

 

"Questa operazione per la prima volta ha accertato la presenza della criminalità organizzata strutturata nel territorio veneto, profondamente penetrata settore economico e bancario". Lo ha detto il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi. "Questi sono aspetti - ha aggiunto - che devono far riflettere tutti noi ma anche la comunità veneta e del Nordest, sui pericoli che a questo punto sono fatti accertati, per evitare che anche queste regioni diventino sede stabile della criminalità organizzata".

 

"A mia memoria - ha aggiunto Cherchi - è l'operazione più importante nei confronti della Camorra nel Nordest, nata da dichiarazioni di alcuni pentiti e gestita con capacità di Gdf e Polizia, che sono riuscite con molta pazienza a ricostruire movimenti bancari, accertamenti e intercettazioni telefoniche; un'attività coordinata con disponibilità al confronto e stimolo reciproco - ha concluso - che ha dato risultati di rilievo".

 

"Con questa indagine - ha precisato Cherchi - abbiamo individuato gravi indizi di un inserimento non casuale o marginale, ma stabile in attività produttive e anche nel controllo del territorio, secondo caratteristiche tipiche della criminalità organizzata. Si è trasferito in questa zona del Veneto un controllo del territorio che di norma non era stato ancora accertato in questi termini". Per il magistrato "anche molti locali ed esercenti pubblici garantivano la presenza della criminalità organizzata, che dava garanzie di stabilità". L'attività del sodalizio criminale si declinava "nella commissione di svariati delitti, dal riciclaggio all'usura, alle rapine, e soprattutto - ha puntualizzato il procuratore - un'attività estorsiva che passava attraverso l'organizzazione di strutture societarie che venivano create con l'obiettivo di farle fallire, lasciando i soggetti entrati in contatto nelle condizioni di creditori insolventi. Questa attività non era disgiunta dalle più classiche attività dello spaccio di sostanze stupefacenti, della gestione della prostituzione, dell'introduzione di lavoratori in maniera illegale nelle imprese. Soggetti locali non solo conoscevano questa situazione ma vi hanno partecipato. Da un momento iniziale nel quale erano vittime dell'inserimento dei soggetti in attività di usura, successivamente - ha concluso - vi era un accordo che ha reso più facile l'inserimento dell'attività criminale camorristica".

 

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