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20 agosto 2018

Nord-Est

Bimbo vede morire inghiottiti dal fango padre, madre e fratellino. Gli zii chiedono "rispetto e silenzio"

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“Nostro nipote ha solo nove anni e ha vissuto una tragedia indicibile, perdendo all’improvviso la mamma, il papà e il fratello più grande. Se le vicende che riguardano i minori vanno trattate sempre con la massima delicatezza, questa deve esserlo ancora di più”. A parlare sono gli zii del bambino unico superstite della famiglia Carrer di Meolo, nel Veneziano, distrutta nel drammatico incidente del 12 settembre scorso alla Solfatara di Pozzuoli, durante una gita per ammirare uno spettacolo unico al mondo che però, purtroppo, si è trasformato in una trappola mortale.

 

All’improvviso, il fratello maggiore precipitò in una voragine del terreno che si aprì sotto i suoi piedi e che inghiottì, stordendoli con i gas del sottosuolo, anche il papà e la mamma, precipitatisi uno dopo l’altro nel vano tentativo di salvare il figlio: tutta l’area, da allora, è stata posta sotto sequestro. Gli zii paterni, che hanno accolto nella loro casa e che crescono come un figlio il piccolo che si è salvato, non hanno gradito il cancan mediatico attorno alla figura del bambino scatenatosi nei giorni scorsi dopo le notizie sugli ultimi sviluppi giudiziari del caso, così come i legali e i patrocinatori della famiglia, che si è affidata, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela de diritti dei cittadini, e agli avvocati Alberto Berardi, del Foro di Padova, Vincenzo Cortellessa, del Foro di Santa Maria Capua Vetere, e Tiziana Iannuzzi, del Foro di Treviso.

 

“Siamo di fronte a un bambino – continuano gli zii e aggiunge l’Avvocato Berardi - che ha visto morire i suoi cari e che sta seguendo un difficilissimo percorso di elaborazione del lutto. Un percorso che rischia di venire seriamente compromesso e pregiudicato continuando, come si è fatto negli ultimi giorni, a citarlo tranquillamente per nome come se fosse un adulto, suscitando inevitabilmente la curiosità delle persone che lo circondano, coetanei compresi, nel suo ambiente di riferimento. Tutta questa “pubblicità” è inevitabilmente un danno per lui. Merita rispetto, riserbo, tutela e protezione. Pur comprendendo l'interesse sociale delle notizie sulla vicenda, chiediamo quanto meno di omettere di citarlo nominativamente”.

 

Quanto agli ultimi sviluppi del procedimento, gli Avvocati Alberto Berardi e Vincenzo Cortellessa, pur esprimendo “soddisfazione per l'estensione delle indagini ai proprietari del sito e alla società Vulcano Solfatara srl, oltreché per il certosino lavoro di ricostruzione del fatto effettuato dalla Procura di Napoli” , non reputano opportuno “esprimere valutazioni e/o giudizi sull'iniziativa della Procura stessa, essendo pendente la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari: in questa fase così delicata che richiede il massimo riserbo, al netto di questo doveroso intervento, non ci pare corretto intraprendere iniziative informative di carattere pubblico”.

 

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