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20 febbraio 2018

Montebelluna

Banche venete, sì Ue al decreto. Tesoro cerca capitali

Rothschild sonda investitori. I paletti di Unicredit e Intesa

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CASTELFRANCO/MONTEBELLUNA - L'Europa promuove il decreto con cui il governo, attraverso una norma applicabile alle banche che chiedono aiuti di Stato, ha congelato per sei mesi il rimborso del bond subordinato di Veneto Banca. Si tratta di una decisione che, preservando titoli destinati al 'burden sharing', "può contribuire a ridurre" l'importo degli aiuti pubblici, ha commentato la Commissione Ue in una nota.

 

Ribadendo ancora una volta che sul caso di Veneto Banca e Popolare di Vicenza le autorità italiane ed europee lavorano "in stretto contatto" e che sono stati fatti "buoni progressi" per una soluzione "in linea con le regole Ue". Disinnescata la mina del bond, che avrebbe costretto gli amministratori a scegliere tra un rimborso che violava la par condicio creditorum e un mancato rimborso che poteva delinearsi come un evento di default, resta ancora aperta la caccia agli 1,2 miliardi di capitali privati chiesti dalla Ue per autorizzare gli aiuti di Stato. Il Tesoro ha chiamato Rothschild in qualità di advisor per contattare banche e investitori, per i quali è a disposizione una data room che permetterà di ricostruire la difficile situazione delle due banche, sfibrate da mesi di incertezza.

 

L'operazione di salvataggio, che non prevede il ricorso al bail in e dunque non intaccherà depositi e bond senior, arriverà "a breve", è la promessa del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (in foto). Per metterla a punto si dovrà lavorare tutta la prossima settimana anche se potrebbe servire più tempo. In campo per il salvataggio, in scia a un appello del governo, ci sono Intesa e Unicredit. L'ipotesi che sia Ca' de Sass a farsi carico di tutto l'intervento privato è stata definita "priva di fondamento" da un portavoce. E anche Unicredit ha circoscritto la sua disponibilità a un'operazione che suddivida su tutto il sistema i costi del salvataggio.

 

Posizioni che rendono ancora più improbabile la strada di interventi radicali, come un acquisto diretto delle due venete, che pure in alcuni ambienti governativi vengono considerati una opzione nel caso in cui fallisse l'operazione di sistema. Per ora una generica disponibilità a valutare un contributo è arrivata da Mediolanum, Unipol, Iccrea e Poste mentre Ubi, Banco Bpm e Bper hanno escluso una partecipazione alla cordata. impraticabile, invece, un contributo di Cdp. Non trova infine riscontro l'ipotesi della nomina di un commissario a cui il governo affiderebbe la vendita delle due banche attraverso uno spezzatino degli asset. 

 

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