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11 dicembre 2018

Montebelluna

Arresto cardiaco, indagine al pronto soccorso di Montebelluna

Dei 64 casi studiati, 53 sono risultati avere una causa cardiaca

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MONTEBELLUNA - Ogni anno centinaia di migliaia di persone nel mondo sono colpite da arresto cardiaco. In particolare, nel mondo occidentale la “morte improvvisa” colpisce circa una persona ogni mille abitanti con conseguenze spesso irreparabili.

L’arresto cardiaco consiste nella improvvisa cessazione delle funzioni di pompa del cuore con conseguente anossia cerebrale e arresto respiratorio. Il primo intervento da mettere in atto in tale situazione è il massaggio cardiaco che permette di ottenere una discreta circolazione ematica atta a garantire una sufficiente ossigenazione cerebrale e cardiaca in attesa della defibrillazione elettrica con l’arrivo del personale di emergenza. Fondamentale è questo primo passaggio in quanto lascia aperta la porta alla speranza di un possibile recupero cerebrale e cardiaco.

Gli effetti dell’arresto cardiaco sono infatti profondamente influenzati dalla tempestività dell’intervento: tanto più rapido è il trattamento, tanto maggiori sono le possibilità di sopravvivenza.

Si stima che dal momento dell’arresto cardiaco, ogni minuto trascorso in assenza di intervento, diminuiscono del 10% le possibilità di sopravvivenza.

 

L'indagine

Queste considerazioni hanno spinto il dottor Renzo Bressan del Pronto soccorso di Montebelluna, diretto dal dottor Matteo Pistorello, a raccogliere i dati riguardanti gli arresti cardiaci avvenuti nell’area servita dalla struttura montebellunese nel periodo compreso tra luglio 2010 e dicembre 2012 con l’obiettivo di valutare ed evidenziare eventuali passaggi da migliorare ai fini della sopravvivenza dei pazienti.

L’indagine ha preso in esame: il tempo intercorso tra il momento della chiamata da parte della Centrale operativa di Treviso e l’arrivo dal paziente, la causa o meno cardiaca dell’evento, la presenza di testimoni al momento dell’arresto e la presenza di persone che abbiano eseguito la rianimazione cardiopolmonare. Sono stati inoltre presi in esame il ritmo cardiaco, l’eventuale defibrillazione, il ritorno o meno alla circolazione spontanea e, infine, l’eventuale dimissione ospedaliera ed i relativi danni riportati.

Dei 64 casi studiati, 53 sono risultati avere una causa cardiaca.

Il tempo intercorso tra la chiamata della Centrale operativa di Treviso e l’arrivo dal paziente è risultata molto variabile: da 0 minuti per i pazienti che hanno avuto un arresto cardiaco mentre già si trovavano in ospedale a 21 minuti per i casi successi ai confini del territorio servito dal Pronto soccorso di Montebelluna. Il tempo medio è risultato essere di circa 7 minuti, che si riducono a solo 2 minuti e mezzo circa per i pazienti poi sopravvissuti.

Questi dati evidenziano che, stante l’attuale organizzazione e logistica, è difficile ipotizzare significativi miglioramenti nei tempi di intervento da parte del personale di Pronto soccorso.

 

“La strada maestra da battere – spiega il dottor Matteo Pistorello – per migliorare la percentuale di sopravvivenza e la performance cerebrale dei sopravvissuti, rimane quella di stimolare ad iniziare precocemente un’efficace rianimazione cardiopolmonare da parte di chi è presente al momento dell’arresto cardiaco”.

Interessanti ed apprezzabili miglioramenti sono possibili, infatti, se le persone presenti al momento dell’arresto cardiaco partecipano attivamente all’assistenza praticando il massaggio cardiaco anche senza ventilazione (dai dati raccolti il massaggio cardiaco è stato intrapreso in 28 casi anche se non è stato possibile verificare con precisione la qualità della pratica eseguita).

“I pazienti dimessi vivi e con una buona performance cerebrale sono stati infatti 6 (di cui 4 nel 2012), cioè circa l’11% delle persone colpite. Fondamentale nei sopravvissuti – spiega il dottor Renzo Bressan – è stato il breve tempo intercorso tra l’evento avverso e la rianimazione cardiopolmonare eseguita da parte degli operatori del Pronto soccorso o dai testimoni in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, evidenze quindi che confermano l’importanza cruciale del massaggio cardiaco precoce”.

 

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