13 dicembre 2019

Conegliano

Anoressiche, a 8 anni

Nel trevigiano 8 ragazze su 100 soffrono di un disturbo alimentare

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Anoressiche, a 8 anni

CONEGLIANO - Sono mediamente 450 l’anno, la stragrande maggioranza ragazze adolescenti, gli utenti seguiti dal Centro Provinciale per i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) dell’Ulss 2. Il disturbo prevalente è l’anoressia, seguito da bulimia e binge eating disorder. Ai disturbi dell’alimentazione è dedicata venerdì 15 marzo, la Giornata del Fiocchetto Lilla, volta a sensibilizzare e informare sull’argomento e giunta, quest’anno, all’ottava edizione.

 

In occasione dell’evento il Dipartimento di Salute Mentale e il Distretto Pieve di Soligo, con il Patrocinio del Comune di Conegliano, organizzano un incontro con la popolazione al quale parteciperanno anche le associazioni dei familiari “L’Abbraccio” e “La Fenice”. Dalle 16.30 alle 19.30 a Conegliano, presso la Sala Mons. Dal Col, gli specialisti del Dipartimento di Salute mentale (DSM), del Ser.D e del Servizio Infanzia Adolescenza Famiglia (IAF) interverranno sul tema “I Disturbi del Comportamento Alimentare in adolescenza”, per aprire poi il dibattito alla popolazione.

 

“I dati epidemiologici – sottolinea la dott.ssa Maria Bianco, direttore unità operativa di psichiatria Distretto Pieve di Soligo - evidenziano 8 ragazze su 100 sofferenti di un disturbo alimentare. Sono disturbi in continuo aumento, che presentano la loro maggior prevalenza nell’età compresa dai 14 ai 24 anni. Si assiste, purtroppo, a un preoccupante abbassamento dell’età di esordio, con casi di bambine di 8-9 anni, ancora più complessi da gestire dal punto di vista terapeutico. La patologia colpisce, in misura minore, anche i maschi: il rapporto è di circa 1 ogni 15 femmine. Sono disturbi – ricorda Bianco - che richiedono trattamenti molto lunghi, hanno elevati livelli di cronicità e rappresentano il disturbo psichiatrico con il più alto tasso di mortalità. La cura richiede la presenza di équipe multiprofessionali per potersi occupare della cura sia del corpo che della mente: le équipe comprendono psichiatri, neuropsichiatri infantili, nutrizionisti, dietiste, educatori, infermieri, altri operatori della riabilitazione e sociali. A seconda della gravità sono necessari vari livelli di cura, poiché non sempre è sufficiente un intervento multiprofessionale ambulatoriale. Spesso, infatti, la gravità risulta tale da richiedere un intervento semiresidenziale o residenziale in strutture dedicate. A volte è necessario il ricovero ospedaliero per le gravi conseguenze della malnutrizione o per gli aspetti psichiatrici”.

 

Il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Ulss 2 comprende una rete di servizi multidisciplinari (psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, nutrizionisti, dietisti) e interdipartimentale (DSM, IAF, Dietetica e nutrizione clinica), coordinata dal Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Treviso. La rete si articola in attività ambulatoriali presso i tre Distretti di Treviso, Pieve di Soligo e Asolo, percorsi semiresidenziali presso il Centro Diurno di Via Pinelli a Treviso e percorsi semiresidenziali e residenziali presso il Centro Diurno e il Gruppo Appartamento di “Futuro Insieme” a Susegana.

 

“L’Ulss 2 – spiega la dott.ssa Francesca Fontana, responsabile del Centro Provinciale - ha partecipato fin dagli inizi al Tavolo regionale per la costituzione della rete per i trattamenti dei soggetti con questi disturbi, venendo a costituire nel 2005 il Centro Provinciale per i disturbi del comportamento alimentare. I pazienti che seguiamo sono, mediamente, 450 ogni anno: il 48% condiagnosi di anoressia (necessità di mantenere il corpo a un peso molto al di sotto del valore normale), il 25% di bulimia (abbuffate in genere seguite da comportamenti compensatori quali il vomito, lassativi, o iperattività o digiuno), l’8% di BED (abbuffate senza compensazione, solitamente accompagnate a obesità), il 19% di forme atipiche. Il 96% dei pazienti sono ragazze, il 4% maschi. I nuovi accessi al Centro Provinciale sono mediamente 120-130 l’anno, il 30% di under 18 anni: per una media annua di 90 utenti sono necessari percorsi riabilitativi semiresidenziali o residenziali presso le strutture specialistiche”.

 

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