21 novembre 2019

Treviso

Alla Lilt di Treviso una cucina per preparare cibi anti cancro

Il progetto di Cucina didattica verrà realizzato nella nuova sede di via Venzone

Isabella Loschi | commenti |

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TREVISO - L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che nel mondo il 30% dei casi di tumore avrebbe potuto essere evitato con una dieta appropriata ed evitando abusi di sostanze alcoliche.

I dati della regione Veneto registrano nell’area, ogni anno, 31 mila nuovi casi di neoplasie. Nella popolazione femminile quello al seno è il tipo di tumore più frequente, rappresentando il 32% della totalità dei casi ,seguito, ma con una frequenza tre volte inferiore, da quello del colon retto. I nuovi casi registrati in un anno nella Marca per quanto riguarda il cancro al seno sono passati da 800 a 830. La buona notizia è che grazie ai progressi in campo terapeutico e, soprattutto, l’individuazione precoce della malattia, fanno sì che oggi quasi nove donne su dieci colpite siano ancora in vita a cinque anni dalla sua scoperta.

Fra i vari fattori che concorrono all’insorgenza delle neoplasie mammarie vi sono, oltre ad età, familiarità e particolari episodi nella vita riproduttiva, anche gli stili di vita e, soprattutto, quelli connessi all’alimentazione. Da qui l’idea della Lilt (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) di Treviso di avviare il progetto di Cucina Didattica nella nuova sede in via Venzone. Nei nuovi locali sarà allestita una cucina didattica per insegnare cosa e in che modo cuocere o preparare cibi riconosciuti come in grado di diminuire le probabilità dell’insorgenza di malattie neoplastiche.

Il progetto di Cucina didattica verrà realizzato anche con il contributo della casa di cura Giovanni XXIII di Monastier, che donerà alla Lilt di Treviso parte di quanto ricavato dalle prestazioni di esame clinico strumentale alle mammelle nel mese di ottobre.

Un secondo progetto avviato sempre dalla collbarozione tra Lilt di Treviso con la casa di Cura di Monastier è quello chiamato “ Cafè Coraggio”. Si tratta dell’istituzione di un punto di incontro, simile ad un salotto, in cui chi sia stato operato al seno si metta a disposizione di donne che stanno vivendo la malattia. “Il fine è di creare un ambiente confidenziale e sincero in cui condividere stati d’animo, esperienze, difficoltà e trasmettere fiducia sui risultati che possono essere raggiunti superando l’inevitabile stato di prostrazione iniziale”, spiegano i promotori.

 



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Isabella Loschi

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