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15 dicembre 2017

Vittorio Veneto

Adotta un rifugiato

L’appello dell’Associazione 12 Ponti

Stefania De Bastiani | commenti |

La casa 12 Ponti

VITTORIO VENETO - Che l’integrazione sia possibile, lo si vede in via Negrisiola, a Savassa, dove sei degli otto rifugiati ospitati dall’Associazione 12 Ponti hanno già trovato un lavoro, con regolare contratto.

Che, per l’integrazione e l’accoglienza, non si faccia abbastanza lo si nota in stazione dei treni a Vittorio Veneto e sulle panchine della città dove ogni notte dormono i profughi che, ottenuto lo status di rifugiato, hanno perso il diritto di accoglienza nelle strutture quali Ceis, Caritas, Hotel Wilnkler.

 

A lanciare l’allarme, che risuona in città per la terza volta, è l’associazione 12 Ponti: “Dall’inverno 2015 - spiega don Gianpietro Moret- si stima che ogni mese in città dai 15 ai 20 rifugiati si trovino su una strada. Il problema di fa sentire nelle stagioni fredde, come quella alle porte”. “La scorsa settimana - aggiunge Renzo Busatto, presidente 12 ponti - abbiamo avuto un incontro con il sindaco Roberto Tonon. Abbiamo fatto notare nuovamente la necessità di un dormitorio pubblico per questi senzatetto, ma c’è stato risposto che non ci sono risorse”.

 

Il Comune di Vittorio Veneto, che si trova davanti al problema dei rifugiati senza un tetto per il terzo inverno consecutivo, non è ancora riuscito a trovare i soldi per aprire una struttura inutilizzata in città. E l’associazione 12 Ponti, pur non perdendo la speranza di una futura risposta da parte delle istituzioni, si rivolge ai cittadini: “Aiutate questi ragazzi".

“Adotta un fratello”, è un’iniziativa lanciata da 12 Ponti per coinvolgere la cittadinanza a dare il proprio contributo, in termini di denaro o di tempo. “Ciò che chiediamo - riferisce Busatto - è o un aiuto economico, che sia per le spese di adozione di un profugo, per le spese di affitto o di sostegno all’associazione, o una collaborazione pratica: benvenga chi è disposto a dare una mano per l’organizzazione di corsi professionali, o a insegnare ai profughi qualche semplice lavoro. Sarà accolto anche chi si renderà disponibile a frequentare la casa 12 ponti di Savassa per vari lavori di gestione o riparazione”.

 

La casa, aperta a luglio 2016, ospita attualmente otto rifugiati. Ragazzi che, una volta usciti dal Ceis, hanno avuto la fortuna di trovare persone che si sono impegnate a dar loro un tetto, un pasto, ma sopratutto gli strumenti per far sì che, in breve tempo, riuscissero a guadagnarsi da vivere in modo completamente autonomo. “Alcuni di loro sono giù pronti a uscire dalla casa - spiega don Moret - Hanno un lavoro fisso e sono già in cerca di un immobile dove pagheranno l’affitto”.

L'area esterna la casa, curata dai rifugiati

 



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Stefania De Bastiani

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