12 novembre 2019

Vittorio Veneto

Addio al Primo Fod: Maset replica a De Nardi

Il capogruppo della Lega Nord risponde al j'accuse della segretaria del Pd

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VITTORIO VENETO - Non è proprio piaciuto al Capogruppo della Lega Nord Giuseppe Maset il J'accuse lanciato dalla segretaria vittoriese del Pd Barbara De Nardi al Sindaco Da Re e al Presidente della Regione Zaia.

La De Nardi ha accusato i due esponenti della Lega di non aver fatto nulla per salvare il Primo Fod ed evitare il trasferimento. Maset dichiara che “Il Sindaco Da Re si è mosso ben prima, con lettere al Presidente della Repubblica e parlamentari, per cercare una diversa soluzione. Molto prima degli appelli tardivi e propagandistici degli esponenti parlamentari del Pd al loro presidente del Consiglio che, guarda il caso, hanno ottenuto a loro volta lo stesso risultato: zero”.

 

Inoltre il segretario della Lega Nord afferma che “la firma alla ratifica del decreto di chiusura del 1° Fod è del Presidente del Consiglio Letta del Pd, mentre la decisione di spostare il 1° Fod è stata presa dal Governo Monti, o meglio dal Ministro «Ammiraglio» della Difesa Di Paola”. Nemmeno il paragone fatto dalla De Nardi con Maniago, dove Sindaco e Presidente della Regione si sono mossi per portare il ministro in vista alla caserma per scongiurane la chiusura, è piaciuto a Maset. Secondo Maset “il paragone con Maniago non regge e lo capiscono bene tutti”. Per Maset “la loro logistica non sarebbe mai stata in discussione una volta appurato che il centro dei mezzi corazzati è a Maniago”.

 

Ma per la De Nardi le affermazioni di Maset denotano solo "pressapochismo e scarsissima conoscenza dei fatti, se non peggio. Anzitutto mi piacerebbe sapere – prosegue la De Nardi - Maset dove ha visto la firma di Letta sul decreto che ha soppresso il 1 FOD. Dal 2 luglio, data della pubblicazione del decreto (datato 20 febbraio, prima delle elezioni) in Gazzetta Ufficiale, nessuno l’ha notata tranne lui. I decreti ministeriali sono atti del Ministro, non del Presidente del Consiglio e almeno questo, visto il suo ruolo amministrativo, Maset dovrebbe saperlo”.

 

“Scrivere al Presidente della Repubblica, lo abbiamo già rilevato – continua la De Nardi – è stata una mossa poco furba per il Sindaco e, peggio, controproducente. Da Re è un politico navigato, ma non ha capito che proprio la lettera al Presidente della Repubblica ha messo fuori gioco ogni successiva iniziativa! La risposta “di rito” data dal consigliere militare (molto probabilmente coordinata dal Gabinetto del Ministro della Difesa) ha condizionato ogni possibile retromarcia perché avrebbe contraddetto il Presidente della Repubblica. Da Re doveva mobilitare tutte le forze politiche in campo. Non lo ha fatto e la Città ne pagherà le conseguenze”.

 

“Quanto agli aspetti più tecnici ricordo che i battaglioni logistici inseriti nelle Brigate sono stati già dal 2001 assoggettati ai reggimenti di manovra e trasporti di livello più alto pertanto rimane inspiegabile il mantenimento in vita per tutti questi anni di quello di Maniago (che, infatti, sarà comunque soppresso). Quanto al Poligono del Cellina-Meduna apostrofato da Maset come «il più grande poligono di tiro nazionale» non è nemmeno abilitato ai tiri di artiglieria che vengono puntualmente effettuati in Sardegna”.

 

“La verità è che, anche in questi mesi, mentre Vittorio Veneto veniva spogliata dell’ennesimo gioiello – chiude la De Nardi – nonostante le sollecitazioni più volte da noi espresse, nell’amministrazione ha prevalso la logica di partito sull’unità di intenti per il bene della Città. Il 28 settembre sarò in piazza insieme ai, presumo tanti, vittoriesi che vorranno esprimere l’affetto, la grande stima e il profondo rispetto che lega tutti noi al Comando. Assisteremo quel giorno ad un evento luttuoso in quanto la chiusura del 1° FOD non è fine a stessa ma sulle ceneri di questo Comando vengono costituiti due Comandi ex novo che ne assumono le competenze - Comando Divisione Friuli a Firenze e Comando Interregionale Forze di Difesa a Padova - di cui almeno uno sarebbe potuto rimanere a Vittorio Veneto (dove tutto già funzionava!)”.

 

IN ALLEGATO QUI SOTTO IL DECRETO

 

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