12 dicembre 2019

Vittorio Veneto

“Negro di m..., mi son veneto”. Due giovani di origine marocchina pestati dal branco di trevigiani

Il tutto è avvenuto davanti alla figlia di una delle vittime: “L’abbiamo portata in ospedale, era sotto shock”

Stefania De Bastiani | commenti |

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“Negro di m..., mi son veneto”. Due giovani di origine marocchina pestati dal branco di trevigiani

Il luogo dell'aggressione

VITTORIO VENETO - “Mi hanno insultato perché indossavo la maglietta del Real Madrid, mi hanno intimato di toglierla, e vedendo che io li ignoravo sono passati alle maniere forti: mi hanno preso, buttato per terra, tirato calci e pugni. Erano in dieci, tra cui due donne, e il tutto è avvenuto davanti a mia figlia”. E’ ancora spaventato il 43enne di origine marocchina che mercoledì pomeriggio è stato aggredito da un gruppo di tifosi del Treviso Calcio.

 

L’uomo, che ha la cittadinanza italiana, un lavoro, una moglie e due figli, racconta, con rabbia e timore, un episodio che vorrebbe solo poter dimenticare. “Stavo andando al supermercato con mia figlia 13enne - ricorda l’uomo, che abita di fronte allo stadio Barison - quando mi sono trovato di fronte un gruppo di uomini e donne, tutti dai 30 ai 40 anni, che hanno cominciato a insultarmi e poi a picchiarmi. Io volevo proteggere la mia bambina, che urlava, terrorizzata, mentre loro continuavano a darmi addosso. Animali, erano animali”.

 

Alla scena ha assistito un vicino di casa, un 22enne di origine marocchina, arrivato in Italia che aveva pochi anni. “In tutta la mia vita non ho mai visto nulla del genere - racconta il 22enne - io non sono mai stato immischiato in una rissa e non era mia intenzione essere coinvolto mercoledì. Ma quando ho visto che il mio amico era in difficoltà, senza pensarci, sono sceso di casa. Mentre stavo sul balcone, il gruppo di aggressori, mi aveva intimato a scendere: “Negro di merda - mi ha chiamato un uomo - mi son veneto, vien qua”. Io sono uscito solo perché avevo paura che facessero del male al mio amico, ma non ho fatto nemmeno in tempo a scendere le scale del condominio che questi avevano già sfondato la porta. Si sono messi a picchiare anche me, mi hanno lanciato addosso i vasi delle piante, credo mi abbiano rotto anche il naso - il ragazzo mostra il naso leggermente storto- Io ho una ragazza, tanti amici, ho studiato forse più di loro e ora ho un lavoro. Non cerco certo di fare risse in giro, ‘sti qua ie fora”, conclude in dialetto veneto.

 

Sconvolta anche la moglie del 43enne, che non riesce a trattenere le lacrime mentre parla della figlia 13enne: “Abbiamo portato la piccola in ospedale - spiega la donna - lei per fortuna è riuscita a scappare e non è stata picchiata, ma ha preso tanta paura vedendo 10 persone che picchiavano suo padre senza motivo, così ferocemente. In Pronto Soccorso ci hanno detto che aveva l’ansia, il cuore le batteva fortissimo e era sotto shock. Oggi non voleva nemmeno andare a scuola, ma l’abbiamo spinta ad andare lo stesso: fa la terza media, è una bravissima studentessa, quest’anno ha gli esami e sarebbe terribile che un episodio del genere infierisse anche sulla sua carriera scolastica”.

 

Le vittime hanno sporto denuncia e i Carabinieri e la Polizia, giunti sul posto a fermare l’aggressione, hanno identificato tutti i tifosi del Treviso calcio, prima che risalissero sul pullman che li avrebbe riportati al capoluogo. Non si sa quali provvedimenti verranno presi nei confronti degli aggressori, ma l’unica cosa che vorrebbero le vittime è poter dimenticare. “Noi non chiediamo niente - conclude la moglie del 43enne - siamo qui da una vita, siamo diventati italiani, ora desideriamo solo andare avanti, e tornare alla tranquillità che abbiamo sempre avuto”.

 



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Stefania De Bastiani

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