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25 settembre 2018

Nord-Est

“Cerco di godermi questa vita, la amo ancora di più”. Elena muore a 39 anni, dopo aver lottando e raccontato il cancro

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Si è spenta a 39 anni, stroncata da una terribile malattia che poco più di un mese e mezzo fa le aveva portato via la madre e che nove anni fa si era presa anche il padre.

Elena Ietri, di San Giorgio di Nogaro (Udine) si è spenta, dopo anni di lotta. Anni in cui, come lei stessa aveva scritto su Facebook, aveva imparato ad amare ancora di più la vita, ad apprezzare ogni cosa. Fino a dire: “Sono fortunata, ho una famiglia che non mi lascia un attimo, delle amiche preziose che mi sostengono”.

Elena, ad aprile dello scorso anno, aveva raccontato nel dettaglio cosa significava essere malata. Ripercorrendo la sua vita da quel 17 aprile del 2015, quando le fu diagnosticato il terribile male.

Ecco le parole di Elena, che meritano di essere lette.

Un anno fa, 17.04.2015 , una data indelebile nella mia mente, da quel giorno non ci sono più, non sono più io e niente e nessuno nella mia testa è uguale a prima. È trascorso un anno e tante, troppe cose sono cambiate. Ti si rivoluziona il mondo,il tuo mondo. La testa comincia a girare, veloce, come un vortice, non capisci più niente, chi sei, dove ti trovi, non riconosci chi è con te ,cosa sta succedendo. Solo nausea, dolori lancinanti al capo , senso di svenimento. No, non sta capitando a me, qualsiasi cosa sia, ora finisce, è solo un momento ,passa!

Invece no.

Nn passa.

Ti trovi 12 giorni in un letto d'ospedale ,senza preavviso, senza un invito, senza capire perché. La testa è solo rumore,frastuono, fastidio,la gente che entra in stanza a trovarmi, grazie, non ce la faccio a seguirvi, non voglio sentire e vedere nessuno, non so cosa mi è successo, so solo che rimbomba tutto, esplode tutto, non ce l ho con nessuno,ma non sopporto nessuno, voglio solo silenzio, pace, desidero solo dormire. Ma no, non si può dormire,sei in un ospedale Elena, tutto scandito, tutto organizzato:termometro, pressione, ogni 4 ore cortisone, poi flebo,medicine, visite dottori,giù a far radioterapia,ancora flebo,si mangia, visite parenti, e via fino a sera , non si riposa ,mai..

Non cammino quasi più.
Non più da sola.
Non ho più equilibrio, né dentro ,né fuori me.
Non vedo più bene da un occhio, vedo doppio , triplo.
Che fai?ti stai lamentando? 
Non puoi, non devi.
Sei fortunata, sono intervenuti in tempo, poteva andare peggio.
Sei qui.
Sei forte.
Sei coraggiosa.
Dai, che ce la fai e starai presto meglio.
I capelli ricresceranno più belli di prima.
I kg e il tuo fisico torneranno come un tempo.

Grazie a tutti, so che siete mossi dai più buoni propositi e che mi volete incoraggiare.
Non me ne vogliate se ogni tanto sono anch' io triste, smarronata, debole.
Lo so , da un certo punto di vista sono fortunata, per certi versi attualmente miracolata, il più delle volte forte e grata per essere qui.

Ma è passato un anno, duro.
Ed è cambiato tutto.
Non sono più autosufficiente..
Io!
Abituata a muovermi,girare,organizzare,
pensare agli altri,guidare,camminare...
Non sono io.

Ovvero sto facendo faticosamente amicizia con questa Elena che vorrei guarisse, si sorridesse e si riconoscesse allo specchio. 
Ma soprattutto desidererei comprendere il senso profondo di tutto questo, capire il messaggio.
Perché so che c' è un significato ancora in parte oscuro.
Alcuni input li ho avuti,ma trovo un po' severo il modo di impartire l'insegnamento. Mi dico: era davvero necessario arrivare a questo punto?
Universo, ero davvero così testarda, prepotente , per certi versi orgogliosa e troppo convinta ?

Non voglio piangermi addosso,ma alle volte vorrei piangere senza sentirmi in colpa con gli altri, con me stessa. Non sono così forte e certi giorni ho paura di quello che potrà accadere.

Cerco di godermela questa vita, la amo ancora e ancora di più. Appena sto bene esco,anelo la normalità,sprazzi di salute e sorsate di benessere . 
Sono fortunata, ho una famiglia che non mi lascia un attimo,delle amiche preziose che mi sostengono. Voi siete la mia forza, non io!
Voi e il vostro amore.Senza non sarei nulla. 
Alterno questi momenti di alti e bassi,del resto credo che sia così per tutti.
Ho provato vergogna per come sono diventata fisicamente,per avere bisogno costante degli altri,ma ho anche riscoperto l'umiltà di chiedere aiuto, cosa che per orgoglio non facevo mai.Sicura che io potevo fare tutto.E invece no,non sono Wonder Woman, sono fragile e bisognosa di tutti voi.

Anche per questa nuova consapevolezza e resa dico GRAZIE a tutti i miei angeli.
Non so cosa succederà, la vita è imprevidibile ,ma,dopo avere toccato il lato ruvido della medaglia, voglio apprezzare tutto ciò che mi riserverà , anche se ci saranno momenti di sconforto e di debolezza.
Ho deciso di postare questa foto non per destare pietà o pena,ma per dare un calcio al mio senso di inadeguatezza , vergogna e sensibilizzare nel mio piccolo sul male del secolo.
Alla fine il cancro non è una colpa, è una malattia da cui non ci si deve nascondere , ma con cui bisogna imparare a superarsi,accettarsi e amarsi.

 

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